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USA 2016/ Il partito democratico trema, ma Bloomberg sta con Hillary

untitled Il partito democratico trema alla vigilia della convention. E trema anche Hillary, perseguitata da scandali innescati dalle email. La buona notizia arriva invece da Micheal Bloomberg: il tre volte sindaco di New York appoggerà ufficialmente la Clinton intervenendo dal palco del Wells Fargo Center, dove si apre la kermesse democratica. Un endorsement importante per Hillary da una figura molto popolare e legata a grandi battaglie della sinistra come la stretta sulle armi da fuoco e la lotta ai cambiamenti climatici. La fuga delle email di partito, che ha messo in evidenza favoritismi dei vertici per Hillary a danno di Bernie Sanders, riapre lo strappo fra i due ex rivali. Il senatore del Vermont senza mezzi termini parla di comportamento «indecente» da parte del partito e chiede la testa della numero uno del Democratic National Committee, Debbie Wasserman Schultz. Le dimissioni per ora non arrivano, ma i vertici democratici, nel tentativo di calmare le acque, hanno di fatto cancellato dal programma della convention la Wasserman, che non presiederà più la kermesse e non terrà più il suo previsto intervento. Ma approfittando delle tensioni politiche il popolo di Sanders torna a sperare e a sognare in una convention contestata, in cui il senatore riesca addirittura ad affermarsi contro Hillary. Un’ipotesi di difficile realizzazione, ma le migliaia di persone che invadono le strade di Filadelfia con magliette ‘Bernie for president’ continuano a lottare per la loro ‘rivoluzionè. Così come nel fine settimana hanno lottato i sostenitori del senatore durante la riunione del comitato che si occupa di stabilire il processo per la nomination, nel tentativo di far inserire una norma per l’abolizione dei ‘super delegatì, i big del partito che partecipano alla convention di diritto e possono votare chi vogliono, senza essere vincolati all’andamento delle primarie nei singoli stati. Una battaglia che non è riuscita, ma che riflette le difficoltà del partito a ritrovare unità fra spaccature sempre più profonde. Per Hillary la fuga delle email del partito è un nuovo colpo da assorbire: la candidata si augurava una tregua dopo l’archiviazione delle indagini sulla scandalo del server privato quando era segretario di stato. E ora invece si trova a temere una nuova tempesta, con Sanders che prenderà la parola nel primo giorno della convention. L’appoggio di Bloomberg potrebbe allentare la pressione sulla candidata, così come il nuovo intervento di Barack Obama, tornato a ribadire che Hillary «è il candidato più preparato di sempre». «Conosce i problemi di politica nazionale e di politica estera meglio di chiunque altro e capisce che nella nostra democrazia le cose non avvengono sempre velocemente come vorremmo, ma richiedono un compromesso e la capacità di realizzarlo» afferma Obama. Il presidente interverrà alla convention democratica mercoledì. La First Lady, Michelle Obama, invece interviene nel giorno di apertura: un intervento atteso, a una settimana di distanza dalle accuse di plagio da parte di Melania Trump, e a otto anni di distanza da quando Michelle salì sul palco della convention democratica per spiegare perché il marito aveva battuto Hillary nelle primarie. Michelle, con la sua oratoria ficcante e senza giri di parole, toccherà probabilmente alcuni temi spigolosi, quali le tensioni razziali, tema che le sta a cuore fin da giovane tanto da averlo affrontato nella sua tesi a Princeton. E c’è chi sostiene che il suo potrebbe essere il primo vero discorso politico di una first lady il cui futuro è ancora tutto da scrivere.

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