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LIBIA/ Nuovi raid Usa, colpidi jihadisti e blindati

Prosegue l’offensiva americana a Sirte. Almeno 8 i raid lanciati ieri contro postazioni dell’Isis per un totale di 28 azioni dall’inizio dell’operazione il primo agosto. Ma lo scontro politico si fa sempre più duro. Il governo di Tobruk ha chiesto la sostituzione dell’inviato Onu Martin Kobler con una «figura più efficiente e neutrale», mentre il sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Amendola in missione oggi a Tripoli ha ribadito il sostegno del governo italiano al governo di Sarraj. Amendola – riferisce la Farnesina – ha discusso con i suoi interlocutori del rafforzamento della collaborazione bilaterale e dell’avvio di iniziative concrete di sostegno da parte italiana, a partire dal cruciale settore umanitario e dell’assistenza ai feriti nella lotta contro Daesh. Intanto l’Egitto è tornato al centro degli appuntamenti diplomatici con l’incontro tra il ministro degli Esteri del Cairo ed il vicepresidente del Consiglio presidenziale di Sarraj: in discussione, l’applicazione dell’accordo raggiunto a dicembre in Marocco. I «raid di precisione contro Daesh sono stati effettuati su richiesta del governo di unità nazionale libico» e hanno colpito «numerose postazioni di combattimento nemiche», scrive il sito Africa Command Usa. Nei primi sette giorni gli attacchi aerei hanno preso di mira per lo più carri armati Isis e mezzi blindati, depositi di munizioni mobili e lanciarazzi. Ma – scrivono alcuni media locali – per contrastare il fuoco aereo i combattenti islamici hanno cambiato tattica nascondendo i loro veicoli militari o cercando di rimanere fuori dal raggio di azione dei caccia e droni statunitensi. A trarre vantaggio dal martellamento quasi ininterrotto del fuoco americano sono invece le milizie – sia sul piano psicologico che tattico – che si vedono aprire nuovi varchi strategici fra le rovine della città per poi colpire i fondamentalisti. Obiettivo è arrivare quanto prima alla conquista del Centro Ouagadougou, divenuto la roccaforte dell’Isis a Sirte. L’area è protetta da cecchini che dai tetti sparano indiscriminatamente e dalle numerose mine collocate per strada. Una vera trappola. Nelle scorse ore le forze libiche al Bonyan al Marsous hanno pubblicato alcune foto sul loro account Facebook in cui hanno mostrato una sequenza dei «combattimenti per la liberazione totale del palazzo delle residenze e la messa in sicurezza dell’edificio». «Adesso – proseguono le milizie – le sale del Centro Ouagadougou e l’ospedale Ibn Sina sono sotto il fuoco dai nostri eroi. È iniziata la battaglia finale». La campagna per la liberazione di Sirte si è comunque rivelata più complicata del previsto. Lanciata ad inizio maggio dalle milizie provenienti in gran numero da Misurata, a giugno ha segnato una svolta con la conquista di alcuni quartieri e del porto. Nei loro bollettini giornalieri i miliziani hanno annunciato a più riprese che Sirte stava per cadere. Esperti non escludono che le forze libiche possano aver sottovalutato la resistenza dell’Isis che, sebbene accerchiato, mantiene ancora il controllo di alcune zone strategiche. E secondo un ultimo bilancio ieri sera almeno 4 miliziani sono rimasti uccisi ed altri 26 feriti in scontri con i jihadisti, mentre si ignorano le vittime fra le fila dello Stato islamico.

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