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Progetto per disegnare città amiche di chi non ricorda piu’

f94690d751d0953cd9b6783171089176Anche in Italia arrivano le città amiche dei malati di demenza. Si parte con Abbiategrasso (Mi), città scelta per diventare la prima comunità amica delle persone con demenza in Italia, nell’ambito del progetto pilota “Dementia Friendly Community”, presentato presso la Sala Consiliare del Castello Visconteo e avviato dalla Federazione Alzheimer Italia, con la partecipazione della Fondazione di Ricerca Golgi Cenci, dell’ASP Golgi Redaelli, dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria (A.I.P.), dell’ASST Ovest Milanese e del Comune stesso.

Reso noto in contemporanea con l’annuncio del convegno che si terrà a Milano il 13 settembre in occasione della XXIII Giornata Mondiale Alzheimer, il progetto si basa su un protocollo messo a punto in Gran Bretagna dall’Alzheimer’s Society, pioniera dell’organizzazione di Dementia Friendly Community in Europa, che ha scelto la Federazione Alzheimer come interlocutore unico per l’Italia.

Abbiategrasso (e in futuro altri centri italiani), diverrà quindi una città capace di “abbracciare” i pazienti con demenza, facendoli sentire parte integrante del tessuto sociale cittadino, evitandone l’isolamento, che “fa sempre il gioco” della malattia.

Essere una comunità amica delle persone con demenza significa creare una rete di cittadini consapevoli che sappiano come rapportarsi ai pazienti per farli sentire a proprio agio nella comunità.

Sono in fase di attuazione e progettazione numerose iniziative sul territorio per aiutare i pazienti a vivere la comunità e a fruire di tutto ciò che essa offre ai suoi cittadini.

In via preliminare si cercherà di capire cosa serve a pazienti e persone che se ne occupano per vivere la vita cittadina e sentirsi parte di essa. Poi saranno anche realizzati corsi specifici per formare e informare l’intera comunità (coinvolgeranno dai vigili urbani ai commercianti) sia sulle necessità dei malati, sia sugli aspetti culturali e sociali legati allo stigma che pesa sulla malattia.

Si punta a costruire, ‘mattone dopo mattone’, una comunità sensibile, che coinvolga tutti, dal barista sotto casa agli autisti di bus, dagli impiegati della posta ai sacerdoti, il vicinato e l’intera comunità, tutti formati a conoscere la demenza, a relazionarsi con i pazienti e aiutarli in caso di bisogno.

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