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Referendum, ora è scontro sulla data

Con il via libera della Corte di Cassazione parte il conto alla rovescia per l’indizione del referendum costituzionale. “Adesso la parola ai cittadini”, ha scritto su Twitter la ministra Maria Elena Boschi, mentre il premier Matteo Renzi nella sua e-news ha assicurato che il voto dell’autunno non sarà una sfida sua ma “la sfida di milioni di persone che vogliono ridurre gli sprechi della politica, rendere più semplici le istituzioni, evitare enti inutili e mantenere tutte le garanzie di pesi e contrappesi già presenti nella nostra Costituzione”. E per vincerla, si è detto certo, “basta entrare nel merito”.

Il governo ha ora 60 giorni di tempo per indire la consultazione, che dovrà tenersi non prima di 50 giorni e non oltre 70. Le opposizioni chiedono di indicare subito la data, ma l’atto non arriverà in Consiglio dei ministri prima di settembre. L’ultima seduta dell’esecutivo non è stata ancora convocata ma dovrebbe tenersi il 10 (più probabilmente) o l’11 agosto. Poi il Consiglio non tornerà a riunirsi fino alla fine di agosto, intorno al 25. Ma è improbabile che già in quella riunione possa essere comunicata la data. Al momento i giorni preferiti sono quelli del 13 e del 20 novembre, anche se non è escluso uno slittamento al 27. L’intenzione, comunque, è quella di approvare, prima del voto, la legge di Stabilità alla Camera.

Le opposizioni chiedono al governo di fare in fretta. “Renzi – affermano i parlamentari M5s – deve smetterla di prendere in giro i cittadini italiani e indicare immediatamente la data in cui si andrà a votare per il referendum costituzionale”. “Dal governo – fa eco Francesco Paolo Sisto di Forza Italia – ci si aspetta una sola cosa: la data della consultazione. Possibilmente evitando ponti e strategie che strizzino l’occhio all’astensionsimo”. E Sel, con la senatrice Loredana De Petris, chiede che la data “sia il frutto di una scelta condivisa tra tutti i comitati e le forze politiche”.

Intanto nel Pd la minoranza continua ad attaccare il premier-segretario. L’ultimatum a Renzi lanciato nei giorni scorsi da Roberto Speranza oggi è stato ribadito da Nico Stumpo: “Se non ci fossero modifiche alla legge elettorale, purtroppo, ci troveremmo in una posizione diversa da quella del governo e della maggioranza del partito”. “Le dichiarazioni dei capigruppo fanno capire che non c’è la volontà di raccogliere l’appello di Speranza e Cuperlo. In queste condizioni non ci sono alternative a votare no”, ha aggiunto Davide Zoggia. In effetti, a quell’ultimatum non ci sarà risposta (almeno non quella attesa) da parte del presidente del Consiglio, che nella sua newsletter si è limitato a un tagliente accenno verso coloro che, a suo parere, stanno creando confusione negli elettori: “In tanti – rileva – mi state scrivendo segnalando la necessità di spiegare nel merito la questione referendaria. Il quesito infatti non riguarda la legge elettorale o i poteri del governo”.

“Loro sono finiti in un cul-de-sac – afferma un dirigente Pd vicino a Renzi – e ora gli chiedono di gettargli una ciambella di salvataggio. Figurati se gliela butta, piuttosto gli taglia la corda. Si può discutere di cambiare l’Italicum, ma in Parlamento: devono fare una proposta vera e ci deve essere una maggioranza”. “Hanno le idee confuse – aggiunge un altro dirigente Dem -. La verità è che sono rimasti spiazzati dalla loro stessa base: mentre loro dicono che potrebbero votare no, sul territorio i dirigenti delle aree di minoranza si sono già schierati, alcuni per il no, ma altri anche per il sì”.

In questa situazione del Pd non passa inosservato il “riposizionamento” del presidente del partito Matteo Orfini, che al “Fatto quotidiano” ha detto: Renzi “non l’ho mai votato, in nessun congresso. E non è detto che lo voti nel prossimo”. Parole che non sembrano però scuotere la maggioranza Dem. “Forse se l’è presa per le nomine Rai”, dice alzando le spalle un dirigente Pd. “In realtà per noi è una cosa positiva – spiega un parlamentare renziano -. Orfini vede che la sinistra di Speranza, Cuperlo, Bersani è in difficoltà e cerca di occupare lo spazio. Con una posizione di appoggio a Renzi, ma una prospettiva in parte differente. Un’area che può costituirsi intorno a figure come lo stesso Orfini, Orlando, Martina”.

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