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Renzi al Pd: Congresso è ogni 4 anni, non tutti i giorni

«A tutti quelli che vogliono cambiare la linea del Pd e legittimamente anche il segretario dico che è anche casa vostra, è un vostro diritto e una nostra gioia confrontarsi ma chi vuole cambiare linea e segretario c’ha il congresso ogni 4 anni e non una volta al giorno, in tutte le tv e i talk show. Basta con la rissa continua». Così Matteo Renzi nel suo comizio a Bosco Albergati, in provincia di Modena, dove è intervenuto alla festa dell’Unità, tornando, tre anni dopo, nel luogo dove lanciò la propria candidatura alla guida del Pd.

«Ci sono ancora un sacco di cose da fare, come le pensioni, è un tema sul quale bisogna lavorare perché in passato si è intervenuto con l’accetta, c’è uno scalino tropo grosso e le pensioni minime sono troppo basse. Quindi deve esser chiaro che dovremo trovare risorse in più per le pensioni», ha sottolineato Renzi.

«Io non dico che adesso va tutto bene, se qualcuno dice che va tutto bene curatelo. Ma bisogna anche dire che qualcosa è oggettivamente iniziato a cambiare ed è merito del Pd che ha scelto di cambiare e fare le cose concretamente, qualcuna riuscita meglio, qualcuna peggio. Oggi in questo paese c’è qualche diritto in più e qualche tassa in meno – ha spiegato il premier – Tre anni fa c’era Napolitano che non riusciva a dimettersi, le riforme erano bloccate, la riforma costituzionale era su un binario morto, Berlusconi primo nei sondaggi, si discuteva su come togliere la tassa sulla prima casa poi non ci si riusciva, la cultura faceva notizia per i crolli, l’Expo sembrava impossibile, i diritti civili non erano all’ordine del giorno e le grandi opere erano cantieri infiniti».

Poi ha parlato del jobs act: «599mila persone hanno trovato un lavoro e il 75% a tempo indeterminato grazie al jobs act non è una statistica: non sono voti, sono volti. C’è gente che ha potuto prendere il mutuo grazie a questo: la lotta al precariato e il jobs act è la cosa più di sinistra che sia mai stata fatta negli ultimi anni».

Quindi, in un botta e risposta con i militanti Pd per elencare gli effetti della riforma istituzionale, Renzi si è lasciato scappare un’indicazione sulla data del voto per il referendum: «Volete ridurre il numero dei parlamentari, ridurre i costi della politica, eliminare enti inutili come il Cnel? Calmi, dovete votare a novembre, non ora».

«Parlamentari che hanno votato sei volte sì ora vogliono votare no: noi siamo pronti a camminare con voi, ma se ci dite di fermarvi, noi non ci fermeremo, se volete fermarvi vi fermate da soli», ha dunque detto il premier, rivolgendosi ai parlamentari del Pd che hanno annunciato di votare no, «Dopo trent’anni c’è qualcuno che le cose le sta facendo, questo li manda fuori di testa e dicono no a prescindere».

Poi Renzi ha sottolineato: «Se il referendum passa, i 500 milioni risparmiati sui costi della politica pensate che bello metterli sul fondo della povertà e darli ai nostri concittadini che non ce la fanno».

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