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IL CASO/ Ravello, isola felice senza prezzi

Sono tre le questioni che infastidiscono (termine eufemistico) il turista che si reca nel comune di Ravello, entroterra della costiera amalfitana, posizionato a 360 metri di altitudine dal livello del mare. La prima cosa che colpisce (negativamente) il visitatore a Ravello è il parcheggio. No, non l’obbligo di parcheggiare in uno spazio dedicato, tra l’altro vicinissimo alla zona centrale della piazza del duomo. E’ il costo del biglietto, bisogna sborsare 3 euro l’ora, che passa a 6 euro orario subito dopo lo scatto del primo minuto della seconda ora. Manco fossimo a New York! La seconda problematica è ancora più drammatica: se per un caso accidentale si perde il ticket del posto auto si deve essere pronti a pagare ben 25 euro, anche se sei stato lì per soli 15 minuti. Incontestabile. La “regola” è riportata su un foglio di carta appiccicato sulla macchina del posteggio ravellese. Scripta manent. In ultimo, una circostanza davvero curiosa. Ravello, come in tutta la costiera amalfitana, è uno dei luoghi in cui si va a comprar ceramiche. Peccato che manchi l’esposizione dei prezzi sia dentro che fuori in ogni negozio. In tutti, dalla vendita delle ceramiche, all’enoteca e all’olio, non sono esposti i prezzi sulla merce in vendita. Un’isola felice per il nostro ordinamento italiano, davvero. Se si vuol comprare un piatto di ceramica, ad esempio, si entra in uno dei negozi presenti o in via Della Marra, o in via S. Francesco o in via dei Rufolo, girando il piatto tra le mani non si trova nessun prezzo. A quel punto si è costretti a chiedere: «Quanto costa?». La commessa osserva bene il turista, se italiano o straniero, e poi “spara” il prezzo: «50 euro». «Cinquanta euro per un coccio?». E la venditrice: «Ma lei ha scelto quello dipinto con il nero, sa, è un colore difficile». Una compravendita, insomma, basata sulle parole, sull’intuito, sul guizzo del momento. Chissà perché Ravello è un’isola felice per la vendita delle merci? Non accade in nessun altro comune della Costiera. A Vietri, capitale della ceramica, i prezzi sono pubblicamente esposti per la clientela, come, del resto, prescrive la legge. E un piatto in ceramica dipinta a mano non costa «50 euro» a voce, ma a prezzo di listino 8 euro un piatto ‘prima scelta’ e 5 euro un piatto ‘seconda scelta’.

Rispolveriamo per i lettori, ma anche per le autorità competenti a Ravello, le fonti legislative previste per la “pubblicità dei prezzi” (leggi Box Pubblicità dei prezzi). Chi viola le disposizioni è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 516 ad euro 3.098. L’autorità competente è il sindaco del comune nel quale le contravvenzioni hanno avuto luogo. Ma perché il sindaco non si è mosso per ripristinare la legalità in un comune ad alta vocazione turistica? In questo caso il primo cittadino si chiama Salvatore Di Martino,avvocato, ex sindaco degli anni Novanta, socialista, quelli pieni della Tangentopoli di Mani Pulite, rieletto con poco meno di 800 voti quest’anno, dopo venti anni di opposizione e di guai giudiziari terminati in “non luogo a procedere” per via della prescrizione.

Box/ Esposizione dei prezzi, le regole

Le informazioni obbligatorie sono fissate per legge (D.Lgs. del 31.03.1998 n. 114, art. 14 e 22). Il prezzo di vendita nonché il prezzo per unità di misura devono essere indicati in modo chiaro, univoco e chiaramente leggibile; questo vale per ogni prodotto offerto in vendita da un esercizio commerciale. Univoco, in questo caso, significa “il prezzo finale, valido per un’unità di prodotto o per una determinata quantità del prodotto, comprensivo dell’IVA e di ogni altra imposta” (Direttiva 98/6/UE, recepita dal Codice del Consumo, D.Lgs. 206/2005, art. 14-17).

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