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SIRIA/ Manbij riconquistata, liberati duemila civili ostaggio dei jihadisti in fuga

162910227-6021cec1-9b5f-4de7-be50-17da805301dc Duemila civili presi in ostaggio dai jihadisti dello Stato Islamico in fuga da Manbij, città siriana del governatorato di Aleppo al confine con la Turchia occupata dall’Is dal 2014. E poi nella notte liberati, almeno secondo i media, perché la notizia non ha trovato per ora conferma ufficiale.

L’annuncio insieme a quello che le Forze democratiche della Siria (Fds) – coalizione curdo-araba sostenuta dagli Stati Uniti in funzione anti-Is e in cui sono prevalenti i combattenti delle Unità di difesa del popolo curdo (Ypg) – hanno portato a termine l’assalto finale per liberare definitivamente Manbij dalle ultime sacche di resistenza dei jihadisti dopo l’offensiva sferrata all’inizio della settimana. Al Jazeera ha poi affermato che la coalizione Fds ha preso il completo controllo di Manbij, strategica per le linee di rifornimento dalla frontiera turca a Raqqa, la “capitale” siriana dello Stato Islamico..

A lanciare l’allarme sugli scudi umani era stato proprio il portavoce delle Fds, Cherfane Darwish: “Ritirandosi da al-Sirb, l’ultimo quartiere di Manbij dove erano trincerati, i jihadisti hanno preso in ostaggio circa duemila civili, tra cui donne e bambini, per farne scudi umani con cui proteggersi durante la ritirata”, aveva spiegato il portavoce all’Afp, “questo ci ha impedito di prenderli di mira”. I miliziani dell’Is, circa un centinaio, si sono diretti verso la città di Jarablous, ancora “feudo” dello Stato Islamico una quarantina di chilometri più a nord. L’Osservatorio siriano per i diritti umani aveva confermato il sequestro di civili, “caricati a bordo di 500 vetture dirette a Jarablous”. A Manbij altri 2.500 civili che “erano tenuti prigionieri dai jihadisti sono stati tratti in salvo” dalle Fds, ha spiegato ancora Darwish aggiungendo che nel quartiere di al-Sirb sono in corso gli ultimi rastrellamenti. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, la battaglia per Manbij è costata la vita a 437 civili, tra cui 105 bambini, 299 combattenti delle Sdf e 1.019 jihadisti.

Cambiando prospettiva, passando dalla campagna militare anti-Is al mai sopito conflitto interno tra lealisti e forze di opposizione al dittatore Bashar Al Assad, sempre difficile la situazione nella provincia di Aleppo, colpita all’alba da una serie di raid. Secondo attivisti e fonti sanitarie, i missili hanno centrato un mercato a Urem al-Kubra, l’unico ospedale per donne e bambini ad Kafr Hamra e il villaggio di Hayan. Almeno 18 le vittime, tra cui bambini e membri dello staff del’ospedale. Kafr Hamra è adiacente alla linea del fronte a nord di Aleppo, dove le truppe dell’esercito regolare di Assad hanno bloccato la principale strada di collegamento con la provincia settentrionale di Idlib controllata dalle forze di opposizione al regime, intrappolando di fatto i circa 300mila residenti dell’area di Aleppo. Nelle ultime ore, riferisce il canale televisivo Addounia, i soldati hanno respinto i tentativi dei miliziani anti-Assad di liberare la via nelle vicinanze della città di Khanasir. Dopo aver fallito, i miliziani si sono ritirati nel deserto.

Le Nazioni Unite hanno invocato un cessate il fuoco per portare assistenza e aiuti umanitari ad Aleppo. La Russia, che sostiene Assad, ha offerto uno stop alle ostilità di appena tre ore, ma i combattimenti non si sono mai fermati. Non è chiaro quali fossero gli obiettivi dei raid di questa mattina, gli attivisti anti-Assad hanno diffuso immagini di donne e bambini senza vita agli angoli delle strade devastate dai bombardamenti.

Nel frattempo, sono tornati a sorvolare la Siria anche i caccia-bombardieri turchi, dopo la pausa di dieci mesi delle operazioni provocata dall’incidente diplomatico con la Russia a seguito dell’abbattimento di un caccia di Mosca per una presunta violazione dello spazio aereo di Ankara. Il via ai nuovi raid, ufficialmente contro obiettivi dell’Is, dopo l’incontro tra diplomatici, militari e servizi segreti di Turchia e Russia tenutosi ieri a Mosca e soprattutto dopo la pace fatta tra i presidenti Putin ed Erdogan martedì scorso a San Pietroburgo.

D’ora in poi, la Turchia e la Russia si informeranno reciprocamente delle operazioni aeree di confine attraverso un meccanismo di coordinamento, scambio di coordinate e tempistiche dei voli previsti attraverso un “telefono rosso” tra le forze aeree dei due Paesi per evitare altri incidenti. Inoltre, Ankara e Mosca condivideranno informazioni dei loro servizi segreti su finora condivisi solo all’interno della coalizione internazionale antijihadista. Un altro punto discusso nel corso della riunione di ieri è stato l’assedio di Aleppo. La Russia, infatti, “ha mostrato apertura” per consentire alla Turchia di portare aiuti umanitari ai civili nella regione.

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