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Usa, ai Clinton un assegno da 10,6 mln di dollari. Trump non pubblica il proprio reddito

Un assegno da 10,6 milioni di dollari per la famiglia Clinton. Hillary, la nominata dei democratici per la corsa alla Casa Bianca e suo marito, l’ex presidente Bill, hanno incassato 10,6 milioni di dollari nel 2015 e hanno pagato tasse per 3,6 milioni. La cifra è stata pubblicata dagli stessi Clinton per sostenere la loro campagna contro il rivale repubblicano, Donald Trump, che tuttora si rifiuta di far sapere quanto sia il suo reddito.

La dichiarazione dei Clinton include la famiglia tra lo 0,1% della popolazione più ricca, secondo la classifica stilata dall’economista Emmanuel Saez, specializzato sulle disuguaglianze di reddito che stima il reddito medio dei paperoni Usa in 6,7 milioni. La coppia ha lasciato al Fisco il 34,3% delle sue entrate e ha donato il 9,8% del proprio utile prima delle tasse, includendo il milione di dollari donato alla Clinton Family Foundation, un istituto diverso dalla più conosciuta Clinton Foundation.
Le entrate derivano soprattutto dai discorsi, dai libri e dalle consulenze della coppia (6 milioni per Bill e 4 per Hillary). Tra il 2007 e il 2014 per le loro attività i Clinton hanno incassato 139,1 milioni, prima delle tasse che hanno inciso per 43,9 milioni (tax rate del 31,6%). L’utile del 2015 è comunque risultato in calo rispetto al 2014, quando la coppia ha incassato 27,9 milioni, il loro massimo storico.

L’iniziativa dei Clinton, che punta a pubblicare anche i redditi degli anni passati della famiglia, contrasta con la scelta di Trump di non voler alzare il velo sui propri redditi. Diversamente da quanto avvenuto negli ultimi 40 anni di corse alle presidenziali, il magnate repubblicano si ostina a non pubblicare i propri utili adducendo come ragione il fatto di essere sotto torchio da parte del Fisco che ha avviato un’ispezione sulla sua finanza personale. E’ sotto audit da parte dell’Internal Revenue Service e finché è sotto inchiesta può rifiutarsi di produrre qualsiasi dato sulla propria situazione finanziaria. La verifica tuttavia dovrebbe chiudersi dopo l’8 novembre il giorno delle elezioni, lasciando a bocca asciutta la curiosità legittima dell’elettorato. Dal canto suo la Irs ha risposto che non esiste nessuna legge che vieta comunque ai contribuenti di pubblicare volontariamente i propri redditi.

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