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E’ morto Ettore Bernabei, fece la storia della Rai

9156dd29d387ad6d366a72b82aa39a9d-0006-kNqC--835x437@IlSole24Ore-WebEttore Bernabei, lo storico direttore generale della Tv pubblica è morto ieri sera a 95 anni all’Argentario, dove si trovava in vacanza con la famiglia. Un uomo che ha forgiato la televisione di Stato nell’era del monopolio e negli anni prima del boom economico e poi della contestazione. E’ stato direttore generale della Rai, infatti, dal 1961 al 1974. Arriva al comando di Viale Mazzini quando, con l’ascesa politica di Amintore Fanfani, la televisione viene vista non più come mezzo “vuoto” da riempire con altri generi, dall’informazione al teatro, ma come mezzo dotato di una propria identità culturale.
Bernabei arriva e nello stesso anno viene lanciato il secondo canale. Resta al timone fino alla vigilia di quella riforma del 1975 che, grazie a una sentenza della Corte Costituzionale, apre la strada alla tv “parlamentarizzata”, non più sotto il controllo diretto dell’esecutivo, con reti e testate concorrenti.
Bernabei ritenne di dover uscire di scena a fronte di un dibattito nel paese su diverse proposte di riforma della radiotelevisione. Tutte prevedevano la fine di un controllo come quello esercitato da Bernabei. La “sua” Rai ha accompagnato l’Italia verso un nuovo modello di vita e di consumo, con nuclei famigliari ridotti, scolarizzazione di massa, diffusione sempre più generalizzata degli elettrodomestici, dal frigorifero al televisore, con le vacanze e non solo. Il telequiz, vera killer application del primo decennio televisivo, è stata, la metafora di questo cambiamento sociale.
La caratteristica della Rai di Bernabei, che pure appare a prima vista come una contraddizione insanabile, è stata quella di esercitare uno stretto controllo sui programmi, ma di saper coinvolgervi nuove forze intellettuali e creative , fondando un mezzo popolare, alternativo e vincente rispetto al cinema e allo spettacolo dal vivo.
L’educazione, la valenza pedagogica del servizio pubblico è sempre stata una preoccupazione prioritaria per Bernabei, fervete cattolico, ex direttore del Popolo, organo della Democrazia Cristiana. Lo dimostrerà in seguito anche coi i prodotti della Lux Vide, la sua società di produzione. “Non è mai troppo tardi” parte nel 1960 e si rivolge all’opinione pubblica italiana, non sono agli analfabeti: il maestro Manzi è uno dei simboli di una Rai che si propone come complementare alla scuola ma centrale nel definire usi e costumi nazionali. Non a caso la Rai di Bernabei unifica linguisticamente l’Italia.
La diffusione della videoregistrazione magnetica (Ampex dal 1962) consentiva di distinguere il momento della produzione da quello della messa in onda e aumentava le possibilità di controllo dall’alto rispetto alla ripresa “live”. Questa televisione, quella di Bernabei, centralizzata e monolitica, diventa una concorrente (vincente) per l’industria culturale italiana. In questa programmazione compatta e illuminata, s’inseriscono eventi in mondovisione, il più celebre dei quali è lo sbarco sulla Luna: nella notte tra il 20 e il 21 luglio 1969 lo sbarco diventa un evento che incolla gli italiani davanti alla tv al di fuori degli orari canonici. Partecipazione popolare e legittimazione del mezzo televisivo in una sola notte, ma erano entrambi obiettivi di Ettore Bernabei alla guida dalla tv pubblica.
Alla fine degli anni Sessanta, quando ancora la televisione pubblica vede aumentate anno dopo anno i suoi abbonati, il modello della tv monolite e monopolista comincia a perdere consenso ed ad esaurirsi. La Rai di Bernabei incontrò maggiori difficoltà a rappresentare una società più complessa e articolata, con i movimenti studenteschi del 68 e gli scioperi nelle fabbriche dell’anno successivo. E già in quegli anni Radio Montecarlo e RadioCapodistria infrangevano il monopolio in ampie zone della penisola.
Due episodi, tra i tanti, esprimono bene le contraddizioni di un uomo tutt’altro che scontato. Nel 1962, con coraggio, chiama due attori come Dario Fo e Franca Rame a condurre Canzonissima, ma poi ne sospende la trasmissione. Ii due attori torneranno in Rai solo dopo quattordici anni. Ettore Bernabei era anche l’uomo che, come ricordò nel suo libro , scritto con Giorgio Dell’Arti, tese una sorta di imboscata a Pio XII, facendo portare un apparecchio negli appartamenti papali un sabato sera. A via Teulada arrivò l’ordine di far esibire le ballerine senza sottane, proprio quella sera. Risultato: un durissimo attacco dell’Osservatore romano al Governo e alla Rai. Un cattolico fervente, ma anche un innovatore, un provocatore.
La qualità dei programmi, l’attenzione alla lingua e alla dizione, i grandi sceneggiati che portano agli italiani la grande cultura nazionale e non: da Davide Copperfield ai Promessi Sposi, dall’Odissea ai Fratelli Karamazov, dai Buddenbrok ai film televisivi di Roberto Rossellini.
Ettore Bernabei ha fatto della Rai, in quegli anni, una delle migliori televisioni al mondo.
La sua eredità è ancora da studiare, discutere, rimeditare. Soprattutto oggi, quando la Rai è così lontana dalla sua, ed è diventata povera, linguisticamente e culturalmente.

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