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Putin in Crimea, “Kiev non vuole gli accordi di Minsk”

Battere un colpo, a meno di dieci giorni dalla fallita operazione ‘terroristicà di Kiev. E rimarcare che Mosca non ha nessuna intenzione di mollare la presa in Crimea. È questo il senso della visita di Vladimir Putin nella contesa penisola ucraina, dove oggi il presidente russo ha tenuto una sessione del Consiglio di Sicurezza, l’organo supremo responsabile per la difesa della nazione. «Ci siamo riuniti qui – ha detto Putin – perché le autorità ucraine hanno cercato, con le loro azioni, di esasperare la situazione. Il motivo è chiaro: non riescono o non vogliono attuare gli accordi di Minsk». Putin, in Crimea, ha ribadito che la Russia «aumenterà» le misure per garantire la sicurezza di abitanti e turisti e ha espresso la speranza che a Kiev «prevalga il buon senso». Parole che potrebbero persino passare come un velato avvertimento, soprattutto perché pronunciate nel giorno in cui la Russia in Crimea ha condotto ingenti «esercitazioni logistiche», sia sulla terraferma sia in mare; operazioni che mirano a collaudare il meccanismo di risposta militare nell’area – rafforzata recentemente dall’invio di truppe, mezzi e reparti missilistici di difesa -, ritenuta ormai da diversi analisti militari come in grado di fornire un «sostegno rapido» nel caso in cui la situazione nel vicino Donbass dovesse precipitare. Da una parte, dunque, il bastone, accompagnato da un lapidario giudizio sul governo ucraino, definito come «incapace di spiegare al popolo i considerevoli errori compiuti in campo socio-economico». Dall’altro però la carota. «Spero che queste provocazioni non siano la scelta finale dei nostri partner: noi non intendiamo ridurre le relazioni diplomatiche con Kiev, nonostante il comportamento delle autorità ucraine, e cercheremo di creare contatti e mantenerli». Non a caso, contestualmente, Putin ha nominato Dmitri Livanov, sino a oggi ministro dell’Istruzione, inviato speciale in Ucraina per il Commercio e gli Affari. Il messaggio, in realtà, più che a Kiev è però rivolto all’Occidente. Putin – è l’analisi di Alexander Baunov, esperto del centro Carnagie di Mosca – non ha intenzione di usare la crisi scaturita dalla (fallita) azione di sabotaggio messa in campo dai servizi segreti ucraini come ‘casus bellì, per il semplice motivo che se questo fosse stato realmente il suo scopo avrebbe lasciato fare e avrebbe «usato gli attentati» come scusa ben più forte. Così facendo, invece, Mosca mostra all’Occidente – soprattutto agli americani, che Putin reputa «gli unici» in grado di poter condizionare l’Ucraina – che è Kiev dalla parte del torto. «Putin – spiega Baunov – chiede all’Occidente di negoziare l’accordo di pace, visto che per primo ha sostenuto che non ci può essere una soluzione militare; in caso contrario la Russia si riserva il diritto di avanzare la prossima mossa».

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