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Ostia, nel mirino bar e campi sportivi abusivi

Emergono nuovi elementi nell’inchiesta sugli stabilimenti di Ostia. Ora, nel mirino del X municipio e della capitaneria di porto ci sono i ristoranti e i campi sportivi abusivi. Un giro di sub-concessioni irregolari e su cui i gestori degli impianti hanno speculato all’oscuro dell’amministrazione comunale che, dal canto suo e prima di adesso, non ha mai controllato. Gli accertamenti della guardia costiera, partiti pochi giorni fa e andati avanti anche nella settimana di ferragosto, questa volta sono stati svolti sui servizi che il codice della navigazione permette di affidare a terzi ma solo tramite l’autorizzazione di comune e municipio.
Prassi che per anni sul mare di Roma non è mai stata rispettata e così alcuni titolari delle strutture a Ostia non ci hanno pensato due volte ad affidare autonomamente i punti di ristorazione a società di catering esterne o campi da tennis e beach volley a società sportive del territorio. In cambio, ovviamente, c’è il pagamento mensile degli spazi. Una sorta di affitto pronto a finire nelle tasche dei balneari per arricchire il loro volume di affari. «C’è chi ha pagato 25 mila euro per poter gestire le attività all’interno degli stabilimenti», si legge nei verbali redatti al termine delle operazioni.
Il gioco-truffa è andato avanti per decenni: basta trasformare le vecchie tavole calde anni’80 in ristoranti vista mare da dare in affidamento. Solo per la location, le imprese specializzate farebbero a gara per entrare nel circuito. Stesso copione, quello adottato per i campi di tennis, calcetto e volley dove le società sportive in cambio di un salato corrispettivo economico hanno potuto realizzare palestre private e scuole di danza.

LE INDAGINI
Nel 90% dei casi non c’è traccia delle autorizzazioni rilasciate dal X municipio. In questa fase dell’indagine, è su questo che si stanno concentrando gli uomini della guardia costiera. «Ci sono alcuni episodi di violazione dell’articolo 45 bis del codice della navigazione spiega Fabrizio Ratto Vaquer, comandante della capitaneria di porto di Roma e Fiumicino- in altri i dati non sono aggiornati». Quattro stabilimenti hanno già una procedura aperta per aver trasgredito le disposizioni. La capitaneria invierà le proprie conclusioni in Procura dove c’è un fascicolo di indagine coordinato dai pm Nardi e Dall’Olio.
Il X municipio non resterà a guardare e sta valutando l’ipotesi di decadenza delle concessioni. È stata proprio la commissione prefettizia, guidata dal prefetto Domenico Vulpiani a pretendere la massima trasparenza nelle carte e dei documenti che riguardano le licenze demaniali. «Occorrerà che l’assegnazione dei servizi negli stabilimenti è la richiesta che fanno dal X municipio- avvenga attraverso una gara pubblica. Articoli come quello del 45 bis del codice della navigazione devono essere regolati da una procedura a evidenza pubblica sotto il controllo del municipio per garantire così la legalità e la trasversalità».

GLI ACCERTAMENTI
Intanto, gli uffici di via Claudio già sono a lavoro per acquisire gli incartamenti dei controlli svolti in questi mesi dalla squadra di polizia giudiziaria dei vigili urbani, agli ordini del comandante Antonio Di Maggio. «Per quanto riguarda i sub concessionari faremo un controllo serrato anche sulla scorta del regolamento da poco approvato in Regione – ammettono dal X municipio- e procederemo alle decadenze visti i comportamenti immorali, non di fiducia e di elusione alle norme». La commissione prefettizia è dunque pronta a presentare il conto a chi del mare di tutti ha fatto il proprio business.

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