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FOCUS/ REFERENDUM: MARCHIONNE PER SÌ, È POLEMICA

– Sergio Marchionne dice sì. Il numero 1 di Fca, sostenitore della prima ora di Matteo Renzi, è l’ultimo volto noto, in ordine di tempo, a schierarsi sul referendum alzando un fuoco incrociato di attacchi, da Fi a Sinistra Italiana, che denunciano l’ipocrisia di chi paga le tasse all’estero ma afferma di sostenere «la stabilità» dell’Italia. Prima di Marchionne si era schierata con il governo anche Confindustria mentre la Cgil ha deciso di restare neutrale. Marchionne, senza voler giudicare «se la soluzione è perfetta», la ritiene comunque nella direzione «giusta». Ma soprattutto «quello che interessa a noi come azienda è la stabilità del sistema». Il capogruppo Fi Renato Brunetta vede nell’outing dell’ad Fca la prova della «debolezza» di Renzi ma l’accusa dell’opposizione è soprattutto sulle scelte fiscali di Marchionne e della Fiat. «Vorrei capire – si chiede il leghista Roberto Calderoli – da che pulpito vorrebbe darci lezioni il signor Marchionne, uno che ha la cittadinanza svizzera per ovvie ragioni fiscali, uno che ha preso la Fiat, un’azienda che per decenni ha beneficiato di aiuti di Stato e ne ha spostato la sede legale in Olanda sempre per ovvie ragioni fiscali». Ma non solo gli imprenditori prendono posizione in vista dell’appuntamento di novembre. Tra i volti noti, mondo della cultura e dello spettacolo, in tanti si sono già schierati a favore o contro. Tra i primi a prendere posizione è stato Benigni, da subito chiamato in causa anche perché ‘cantorè della nostra Carta con lo show tv ‘La più bella del mondò. L’attore e regista premio Oscar sembrava destinato a schierarsi per il No. E invece, in un’intervista a Repubblica, ha dichiarato che, da «cittadino», voterà Sì: «Sono trent’anni che sento parlare della necessità di superare il bicameralismo perfetto: niente. Pasticciata? Vero. Scritta male rispetto alla lingua meravigliosa della Costituzione? Sottoscrivo. Ma questa riforma – ha detto – ottiene gli obiettivi di cui parliamo da decenni». Le sue parole sono state duramente contestate da Dario Fo, tra i più fermi sostenitori del No: «Tradisce se stesso», ha attaccato il premio Nobel. Ma Benigni non è entrato in polemica: «A Fo non si risponde, è come la mamma». In un immaginario ‘derby’ cinematografico, anche la regista Liliana Cavani e l’attrice Stefania Sandrelli hanno dichiarato il Sì alla riforma («Un’occasione che non va persa»), mentre gli attori Monica Guerritore e Toni Servillo hanno aderito al comitato promotore del No. Ha firmato un appello contro la riforma del governo Renzi la cantante Fiorella Mannoia, mentre non si è ancora espresso in pubblico Adriano Celentano, che in un intervento del settembre 2014, quando ancora il ddl costituzionale doveva essere approvato in Parlamento, aveva criticato il testo. Per il sì gli scrittori Susanna Tamaro e Federico Moccia, per il No Ermanno Rea. Ma sono tanti anche gli studiosi e intellettuali, dall’una e dall’altra parte. Per fare solo qualche nome: per il Sì, il genetista Edoardo Boncinelli, lo storico dell’arte Andrea Carandini, lo storico Giuseppe Galasso, il filosofo Umberto Galimberti; per il No, l’archeologo Salvatore Settis, gli storici Paul Ginsborg e Nicola Tranfaglia, il filologo Luciano Canfora.

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