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Rajoy non ce la fa, la Spagna non ha ancora un governo

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Nessuna sorpresa: nessun governo. Mariano Rajoy non ce l’ha fatta. Come previsto, il premier spagnolo uscente non è uscito vincitore dalla prima votazione del dibattito d’investitura. La realtà è sempre la stessa dallo scorso 20 dicembre: la Spagna non ha un governo e non si vede come possa trovarne uno nei prossimi giorni. Il leader del partito popolare ha ottenuto 170 sì e 180 no. Non è bastato l’appoggio dei centristi di Ciudadanos.

«Continuerò nella battaglia» ha detto Rajoy all’uscita del Congresso dei deputati. Ci riproverà nella stessa sede venerdì 2 settembre, nella seconda votazione basterà la maggioranza semplice, 176 deputati, obiettivo non lontano da un punto di vista numerico, ma lontanissimo da quello politico. Il partito socialista, infatti, nonostante pressioni da tutti i lati (El Pais, per dirne uno) non si muove dal suo no e il leader Pedro Sanchez lo ha ripetuto decine di volte durante il dibattito nel Congresso dei deputati.

Se il blocco politico resta totale, questa investitura fallita a qualcosa è servita: dal momento della prima votazione, infatti, la costituzione prevede due mesi di tempo per trovare un governo. In caso di fallimento si sciolgono le Cortes e si tornerà a votare. C’è già il giorno delle terze elezioni: il 25 dicembre, sembra uno scherzo, ma è la beffarda realtà della Spagna senza il bipolarismo.

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