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Terremoto in Campidoglio, Giunta Raggi nel caos. Fuori in cinque

A 70 giorni dalle elezioni, la squadra grillina comincia a perdere pezzi. Revocata la nomina del capo di gabinetto, Carla Raineri, già finita al centro delle polemiche per il suo mega stipendio da 193mila euro l’anno. E si dimette l’assessore al Bilancio, Marcello Minenna che la magistrata aveva sostenuto nella corsa a capo di gabinetto. Ma non è tutto. Nella giornata si sono dimessi anche i vertici dell’Atac e dell’Ama. Rettighieri e l’amministratore unico Brandolese erano già a un passo dall’addio, ma Alessandro Solidoro era entrato al vertice dell’azienda dei rifiuti solo il 4 agosto. Una debable di proporzioni enormi. Nel corso della giornata c’è stato consiglio, La Raggi non ha voluto parlare di Caineri e Minenna e il Pd per protesta ha abbandonato l’aula. Quindi il sindaco ha affrontato una riunione con la maggioranza. La parola d’ordine è : si va avanti
La partita è iniziata alle cinque del mattino, l’annuncio della revoca della Raineri è su Facebook. Poi l’Ansa ha battuto che anche il titolare del Bilancio avrebbe gettato la spugna. Poco dopo arrivano le dichiarazioni della Raineri, che precisa: “Ho rassegnato le mie irrevocabili dimissioni già ieri”, spiega all’Ansa la Raineri. A chi le chiede i motivi della sua scelta risponde che li “espliciterà con un successivo comunicato ufficiale”.

Il motivo? Quei pareri discordanti sulla regolarità o meno della nomina della magistrata. Secondo le opposizioni, infatti, l’incarico di capo di gabinetto andava assegnato con un bando e non a chiamata diretta. «Trasparenza. È uno dei valori che ci contraddistingue e che perseguiamo – scrive il sindaco in un post pubblicato nella notte -. Per questo motivo abbiamo deciso di chiedere un parere all’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, su tutte le nomine fatte finora dalla Giunta. Una richiesta per garantire il massimo della trasparenza: il “palazzo” deve essere di vetro, tutti i cittadini devono poter vedere cosa accade dentro. Questo è il M5S».

«Sulla base di due pareri contrastanti – continua Raggi – ci siamo rivolti all’Anac che, esaminate le carte, ha dichiarato che la nomina della dottoressa Carla Romana Raineri a capo di Gabinetto va rivista in quanto “la corretta fonte normativa a cui fare riferimento è l’articolo 90 Tuel” e l’applicazione, al caso di specie, dell’articolo 110 Tuel è da ritenersi impropria”. Ne prendiamo atto – conclude Raggi -. Conseguentemente, sarà predisposta l’ordinanza di revoca».

Via due pedine strategiche della squadra della sindaca. Proprio Minenna, considerato un assessore forte della giunta, si era battuto per rivedere gli stipendi troppo alti dello staff, soprattutto quello del caposegreteria Salvatore Romeo. Consigli non accettati dalla sindaca. Alla fine dalla torre cade Minenna. Il cerchio magico della Raggi è salvo.

“Rispetto il lavoro del sindaco, ha vinto lei, a lei onori e oneri, non metto bocca sulla squadra, chi vince ha la responsabilità e il dovere di governare”, ha commentato Matteo Renzi a Rtl, rispondendo a una domanda sulle dimissioni.

Immediato il commento di Francesca De Vito, grillina della prima ora e sorella del presidente dell’Assemblea capitolina Marcello. L’attivista, che già aveva attaccato le nomine della sindaca Raggi e del vice Daniele Frongia, su Facebook condivide la notizia della doppia dimissione: “Senza parole. Se la qualità non si capisce… allora cosa? Adesso qualcuno mi venisse a dire che avevo torto!”.

Olimpiadi Durante l’intervista a Rtl, però, il premier è anche tornato sulla candidatura di Roma per i Giochi del 2024: “Le Olimpiadi sono una cosa fantastica. Consentono un investimento sul futuro delle città. Io non avrei alcun dubbio”, ha detto il premier. “O sì o no. Se Raggi non firma la lettera Roma è fuori. La mia impressione è che noi siamo in testa in questo momento. Dire di no alle Olimpiadi sarebbe un atto molto triste”, spiega il presidente del Consiglio. “Spero che la sindaca Raggi prosegua su quello che abbiamo già deciso a livello istituzionale ma se dirà di no ne prenderemo atto. Scelgano i cinque stelle cosa fare, tocca a loro. Non farò atti lesivi sull’autonomia su Roma o di altre città”, aggiunge il premier, “se dirà di no vorrà dire che in futuro candideremo altre città”, conclude Renzi.

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