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| categoria: editoriale

La risposta migliore a Charlie Ebdo? Il silenzio

Siamo incorreggibili, l’unico modo per replicare efficacemente alla ennesima provocazione (non è neanche il caso di discuterne il dettaglio) di Charlie Ebdo, sarebbe stato il silenzio. Nessuna notizia, nessuna enfasi, bassissimo profilo, se proprio è necessario. Ma i media italiani da questo punto di vista sono recidivi (una corrente di pensiero sostiene l’opposto, e cioè che la scelta che montare casi di panna montata sia voluta), si lasciano sempre portare dalla frenesia di sparare un titolo, di spingere la gente all’indignazione, di suscitare reazioni “di pancia” nei lettori. Ma così si fa sempre il gioco di chi conta proprio su questo per diffondere un messaggio, quale che sia. Ciu provano da sempre i terroristi, ne fa una scienza l’estremismo islamico. E noi ci caschiamo sempre. Charlie Hebdo, prima del sanguinoso attacco dello scorso anno era conosciuto solo ad una minoranza raffinatissima di persone. Da allora è diventato una icona. Le ultime vignette sul terremoto nel Reatino sarebbero passate inosservate se non ci fossero stati i media a sparare l’esecrazione, l’indignazione. Un messaggio reiterato in tutte le salse per una giornata intera. Non era necessario, la miglior risposta sarebbe stata il silenzio. Se a qualcuno la notizia era sfuggita ora la sanno tutti, con quali risultati e quali vantaggi per i nervi del paese non si sa. Sono le regole del gioco? Ma le regole si possono cambiare, se prevale un minimo di buon senso.

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