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Marino e le false note spese: indagata anche la segretaria

1943893_marino1_jpg_pagespeed_ce_IciA7XueOUUna menzogna per salvare Ignazio Marino dall’imbarazzo. Per evitare che si sapesse che quel conto da 120 euro, di cui 55 spesi solo per una bottiglia di vino, era stato saldato con la carta di credito del Campidoglio per motivi non istituzionali. Si trattava infatti di una serata romantica, tra marito e moglie, a spese però dei cittadini. «Il 27 luglio 2013 ero io al ristorante con il sindaco», ha dichiarato la storica collaboratrice del chirurgo dem, Claudia Cirillo, probabilmente mentendo. Quelle parole, oltre a non aver evitato che l’ex primo cittadino si dimettesse e arrivasse a un passo da banco degli imputati, hanno trascinato anche lei sul registro degli indagati. Mentre in Comune si respira aria di nuova crisi, per la raffica di dimissioni dei giorni scorsi, emerge un dettaglio inedito sullo scontrino-gate, lo scandalo costato al medico di centro sinistra il posto in Campidoglio. In attesa di definire la posizione di Marino, che in ottobre verrà giudicato con rito abbreviato per falso, peculato e truffa, il pm Roberto Felici ha aperto un fascicolo parallelo, contestando alla Cirillo l’accusa di false dichiarazioni al pubblico ministero.
Da una verifica effettuata dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria, che hanno passato al setaccio i giustificativi di spesa presentati dall’ex sindaco, è emerso che la donna potrebbe aver mentito sotto giuramento. La sua versione è stata smentita dal titolare del ristorante in cui si è consumata la cena contestata. Si tratta di uno dei 56 banchetti privati che, per la Procura, Ignazio avrebbe spacciato per incontri istituzionali, saldandoli con la carta di credito del Comune, per un totale di 12mila e 700 euro. Dal 2013 al 2015, Marino avrebbe pagato i pasti «nell’interesse suo, dei suoi congiunti e di altre persone non identificate, tramite l’indebito utilizzo del suddetto strumento di pagamento», si legge nel capo d’imputazione. A Roma, le mete preferite del chirurgo sono stati alcuni ristoranti nei pressi di casa sua e dell’abitazione della madre. Da Sapore di Mare al Vero Girarrosto Toscano, passando per Archimede a Sant’Eustachio e arrivando a La Taverna degli Amici, in piazza Margana. E’ proprio qui che, la sera del 27 luglio 2013, Marino avrebbe cenato con la moglie. L’ha detto agli inquirenti il titolare del ristorante, ribadendo la versione circolata prima della dichiarazione della Cirillo. A scanso di equivoci, gli investigatori hanno fatto vedere al testimone alcune fotografie che ritraevano la collaboratrice, la dolce metà dell’ex sindaco e donne che somigliavano all’una o all’altra.
Il ristoratore ha indicato come commensale la consorte del chirurgo, escludendo invece che il più uno di Marino quella sera fosse davvero la Cirillo. Da qui, la segnalazione in Procura e l’iscrizione sul registro degli indagati. Era l’inizio di novembre dello scorso anno quando la donna disse ai pm di aver partecipato a quella cena a due. Sul giustificativo ufficiale, Marino aveva addirittura scritto di aver banchettato con un rappresentante dell’Organizzazione mondiale della Sanità. La Cirillo raccontò invece che l’ex sindaco l’aveva convocata per coinvolgerla nel progetto di creazione della Città della scienza. Ora, gli inquirenti dovranno stabilire se la donna si sia semplicemente confusa, o se abbia invece mentito per cercare di proteggere l’ex primo cittadino. Storica collaboratrice di Ignazio, la Cirillo è anche tra i soci della onlus «Imagine», fondata sempre dal chirurgo dem e finita al centro di un’altra indagine per truffa ai danni dello Stato. Inchiesta che non sfiora la collaboratrice, ma della quale Marino dovrà rispondere di fronte al gup.

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