| categoria: Roma e Lazio

Il direttorio scarica la Raggi: arrangiati e fai le tue scelte

Un bel pasticcio in Campidoglio, colpo di scena dopo colpo di scena il quadro resta piuttosto confuso. Virginia Raggi sembrava domata, invece mostra le unghie, chiede ed ottiene la solidarietà dei consiglieri grillini e sfida il direttorio a cinque stelle. Che a questo punto lo scarica. Arrangiati e governa da sola. Il sindaco conferma le sue scelte, il casus belli Marra viene risolto in modo opposto a quanto preteso con i diktat: spostato in posizione marginale? Macchè, entra nella segreteria politica di Virginia, mentre l’altro personaggio discusso, Romeo, si trova per le mani la delega sulle partecipate. Dinamite. Come andrà a finire? Non è chiaro se Beppe Grillo, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista si siano convinti che la strada per uscire dal pantano romano sia la piena autonomia di Virginia Raggi. Lasciare al sindaco le sue scelte, ma anche le sue responsabilità. Quel che è certo è che scaricando la Raggi si cerca di evitare la crisi del Movimento nazionale, profondamente scosso dalle vicende romane. Potevano pensarci prima. Un altro sindaco eretico? Il potere del minidirettorio – che più di tutti aveva spinto per le nomine di Carla Raineri e Marcello Minenna a capo di gabinetto e super assessore a Bilancio, Patrimonio e Partecipate – è ormai annullato. Le interferenze dei parlamentari non saranno più accettate. Non ci saranno atti formali, che potrebbero risultare umilianti.La risposta della Raggi è esemplare ed esemplificativa: Raffaele Marra, il vicecapo di gabinetto già braccio destro di Gianni Alemanno e Renata Polverini, doveva essere spostato ad altro incarico, sacrificato sull’altare del direttorio. Ma Virginia imbroglia tutti: Marra si sposta, ma alla segreteria politica insieme al fedelissimo Salvatore Romeo (il dipendente finito nel mirino degli attivisti per essere passato da 40mila a oltre 110mila euro). Posizione di assoluto potere. Al gabinetto rimarrebbe Virginia Proverbio, una figura debole rispetto alla Raineri. “Basta superassessorati”, ha detto la Raggi, con un evidente riferimento al troppo potere preteso da Marcello Minenna. Per questo la delega alle partecipate verrà affidata a qualcuno del suo staff o a un “assessore a tempo”, leggi appunto Romeo. Mentre per il Bilancio ha trovato un nome di prestigio, De Dominicis. Zittendo tutti.

Ai vertici del Movimento, per oltre 48 ore, Luigi Di Maio è stato il solo a difenderla. Non ha parlato Roberto Fico, che non aggiorna la sua pagina Facebook da giorni, in un silenzio interpretato ormai da tutto il Movimento come ostile. Non lo ha fatto Carla Ruocco, che aveva lottato perché Minenna e Raineri non fossero allontanati. E perfino Alessandro Di Battista ha deciso solo ieri di rompere gli indugi e fare un post per dire “Coraggio Virginia, siamo con te”. Lo ha fatto dopo aver parlato con Beppe Grillo e con il vicepresidente della Camera: insieme hanno impostato la nuova linea. Non ci saranno più interventi “preventivi” sull’operato della giunta romana. A decidere saranno la sindaca, gli assessori, i consiglieri. Il che non vuol dire fare sconti. Raggi – da 5 stelle – non ha certo la libertà di dire sì alle Olimpiadi o di fare cose che vadano contro i principi M5S. Ma chissà se resterà allineata e coperta o correrà da sola. Intanto la rete di Raffaele Marra in Campidoglio si è già allargata. La delibera di agosto che promuoveva Salvatore Romeo era stata fatta, non per caso, mentre la responsabile risorse umane del comune era in ferie. Laura Benente, distaccata da Torino, molto stimata dal prefetto Francesco Paolo Tronca, aveva deciso di intervenire comunque, nonostante fosse in vacanza, perché aveva notato una irregolarità. Aveva quindi chiesto che la delibera tornasse in giunta, opponendosi alla scelta del “raggio magico”. Per tutta risposta, la sindaca ha scritto di suo pugno una lettera all’Inps di Torino per chiedere che Laura Benente tornasse lì, mettendo così fine al suo distacco in Campidoglio. A farne le veci è ora Gianluca Viggiano. Con Marra già dai tempi della Guardia di Finanza, suo vice durante l’amministrazione di Gianni Alemanno, è l’uomo che ha in mano – pro tempore – il dipartimento che gestisce gli oltre 24mila dipendenti di Roma Capitale.

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