| categoria: Roma e Lazio

Guerra tra i capi rom in via Candoni: rase al suolo le baracche

550x189x1955167_pckg_4501473377241601010-20160909_jpg_pagespeed_ic_gaef1h-wbkSono fuggiti tutti, portandosi dietro donne e bambini, nel pieno di una guerra scoppiata nel campo nomadi di via Candoni, ai confini della Magliana. È il clan dei bosniaci in fuga, uomini armati che hanno lasciato le loro abitazioni in legno, dopo aver fallito l’attentato al portavoce della comunità nomade, Hajrudin Mirsath. Le loro baracche vuote, qualche giorno fa, sono state saccheggiate e rase al suolo. Una vendetta, uno sfregio firmato dai fedelissimi dell’influente capoclan all’indirizzo di chi ha osato attentare alla vita dello storico leader e ora se ne sta rintanato. Sono state buttate giù porte, finestre, interi container distrutti e dati alle fiamme. Per far fuori Mirsath, capo riconosciuto, a giugno, due sicari – gente del campo – hanno esploso tre colpi di pistola, centrandolo all’addome. Poi, sono fuggiti con mogli e figli, e non sono più tornati. Gli agenti del commissariato San Paolo ne hanno intercettato uno a Fiumicino. Vehbjia Hrustic, pescato con un coltello e mille euro in contanti: è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio.

Con lui, la notte dell’agguato al rivale nel campo rom di via Candoni, c’era anche il fratello, Boban Hrustic, aspirante capo, sempre a bordo di una Porsche Cayenne color grigio. Sarebbe il mandante del mancato omicidio. Ufficialmente, l’uomo non è un ricercato: «Nonostante non sia indagato spiega un inquirente è sparito anche lui, è andato via con la famiglia».

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