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GROUND ZERO/ L’ira delle famiglie delle vittime, non è una festa politica

Ground Zero quindicesimo anno. Delle macerie degli attacchi alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 non resta quasi più’ nulla, solo qualche piccolo cantiere per ultimare definitivamente il nuovo World Trade Center. Dopo 15 anni l’America e in particolare New York sembrano aver voltato pagina. Difficile invece voltare pagina per le famiglie delle quasi tremila persone che quella mattina persero la vita. Cosi ancora una volta si è ripetuto lo straziante rituale della lettura dei nomi. E quest’anno, vista la vicinanza con le prossime elezioni presidenziali a novembre, la campagna elettorale ha fatto tappa anche a Ground Zero, con la presenza dei due candidati Hillary Clinton e Donald Trump. La loro presenza – lamentano in molti- ha distolto l’attenzione dal ricordo delle vittime. E anche se è scattata la corsa alla foto, con centinaia di telefonini in azione, c’è anche chi non ha gradito il fatto che i due si siano presi la scena di un momento così doloroso. «Sono arrabbiata, questo è un evento di lutto non una festa politica»: è perentoria Patricia Becker, che ha perso il padre Ronald nel 2012 per un tumore ai polmoni causato dalla polvere nei mesi successivi al crollo delle Torri Gemelle. «Non mi piace vedere – ha raccontato all’ANSA – che la gente si stia concentrando sui candidati, non ho neanche gradito che alcuni abbiano applaudito. Vorrei sapere dov’erano Hillary Clinton e Donald Trump durante le precedenti cerimonie». Preferisce, invece non parlare di politica Eleni Kousoulis, che ha perso la sorella Danielle. «Mia sorella – ha detto – lavorava come broker al 104/mo piano. Non abbiamo mai avuto i suoi resti quindi questo posto per noi è il luogo della sua sepoltura. Veniamo qui tutti gli anni, questo suolo è per noi come una tomba su cui piangere». Eleni ha detto anche che la sorella aveva 29 anni e che ne avrebbe compiuti 30 il 26 settembre 2001. «Le avevano – continua – organizzato una festa a sorpresa per il 15 settembre, purtroppo non ha mai avuto occasione di festeggiare». Per Kevin McDonnell, che ha perso il fratello Brian, un poliziotto, il nuovo World Trade Center, con il memoriale e il museo dell’11/9, sono la giusta risposta agli attentati terroristici. «Mio fratello ha raccontato – era nella torre sud e stava salendo con altri agenti per cercare di salvare vite umane. Purtroppo la torre è crollata. Ha lasciato moglie e due figli piccoli. Credo che il World Trade Center sia un posto bellissimo. Hanno fatto un grande lavoro, rappresenta il fatto che siamo ancora qui così come è ancora qui la nostra bandiera». Dal piccolo palco per ore a turno i familiari delle vittime leggono i nomi dei loro cari: «Papà, oggi saresti orgoglioso di noi», dice un figlio che quel padre non l’ha mai conosciuto. «Ci manchi».

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