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VENEZIA FESTIVAL/ Il film vincitore dura quattro ore? Con Lav Diaz sono una passeggiata

>>>ANSA/ VENEZIA: IL LEONE D'ORO A tHE wOMAN WHO LEFT Il Leone d’oro ‘The woman who left’ dura 226 minuti, ossia oltre 4 ore, non sarà un pò troppo per un pubblico non cinefilo? «Quattro ore con Lav Diaz sono una passeggiata» dice il direttore della Mostra del Cinema di Venezia Alberto Barbera e non scherza, visto che il precedente film del regista filippino con cultori in tutto il mondo vinse a Berlino l’Orso d’argento e durava 485 minuti. «Sono convenzioni del secolo scorso, se misuriamo le cose con il tempo, la durata di un film, non capiamo il cinema contemporaneo». Barbera non senza ragione precisa che c’è «tutto un pubblico abituato a vedere lunghissime serie tv in streaming tutte insieme per decine di ore», basta pensare al successo di Netflix. «Vorrà dire che The woman who left si andrà a cercare quel pubblico nelle piattaforme tv» e difficilmente – aggiungiamo noi – lo troverà in una sala cinematografica classica. Non ci sono al momento contatti con alcun distributore italiano, del resto il rischio di una sala deserta di fronte all’epopea di una donna per trent’anni in un carcere filippino ingiustamente c’è ed è forte. Leggenda vuole che alla proiezione in Sala Darsena alla prima per la stampa dell’8 settembre, quando alle 23.45, dopo 226 minuti in Tagalog con i sottotitoli inglesi e italiani, si sono accese le luci, si contavano in undici ed è da quel giorno caccia a questi agguerriti spettatori per sapere coma va a finire il film. Del resto Barbera, con sincerità, sottolinea: «La lunghezza è l’ultimo dei problemi, Lav Diaz non è un autore facile». Insomma con il Leone d’oro «invisibile» si è chiusa Venezia 73, con un verdetto che il direttore della Mostra sostiene quanto mai equilibrato: «Ci sono film che era giusto far vedere, film d’autore e altri con la capacità sempre in ambito autoriale di dialogare con il grande pubblico», e allude certamente a ‘Nocturnal animals’ di Tom Ford, ‘Jackiè, di Pablo Larrain, ‘La la land’, tutti e tre nel palmares. Il tentativo di «conciliare il grande cinema di autore con il pubblico è la missione del Festival», aggiunge Barbera. Contatti per distribuzione ci sono anche per ‘The bad batch’ (Netflix?), mentre sono Academy Two sia ‘Frantz’, sia ‘Reparer les vivants’. Per il primo anno premiazione a mani vuote – fatta eccezione per il bel primo premio di Orizzonti per il film documentario di Federica Di Giacomo ‘Liberamì, «un Esorcista senza effetti speciali ma uguale tensione», sottolinea Barbera – per l’Italia, ma la polemica non scoppia. «Il cinema italiano non vive una stagione felice, abbiamo fatto per questo scelte rischiose pensando più alle tendenze che ai valori assoluti dei film», risponde il direttore della Mostra. Tornate le star e tanti film americani – «segno del grande prestigio di questo festival», commenta il presidente della Biennale, Paolo Baratta -, tornano con segni positivi anche i numeri di bilancio. Gli accreditati di Venezia 73 sono stati +5,14%, gli abbonamenti +10,63%, i biglietti venduti +16,75% per un totale poco sopra i 50 mila tagliandi, racconta con soddisfazione Baratta.

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