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Come riportare lo Stato nelle mille Melito italiane

Invece di battere le feste dell’Unità per parlare di referendum e di lamentare il “sessismo” nei suoi confronti delle parlamentari grilline il ministro Boschi farebbe bene a guardare cosa accade nel suo paese e adottare delle scelte di campo più robuste e marcate in settori della vita quotidiana che come membro dell’esecutivo con deleghe precise e come donna oggi sembra sottovalutare. Potrebbe recarsi con il suo codazzo di attendenti e di giornalisti a Melito di Porto Salvo, il comune italiano più a sud di tutto il continente, isole escluse. In quel centro calabrese si è consumato e si consuma ancora un orrore. Un orrore tra i più violenti che il terzo millennio, che l’Italia del benessere acquisito, metabolizzato possa considerare. La vicenda della ragazzina violentata dal branco nella assoluta indifferenza del paesone di 13mila abitanti. Una vicenda da film di denuncia sociale. Quella denuncia che a Melito non c’è. La madre sapeva e ha taciuto, la gente lascia capire che la ragazzina “se l’è cercata”, i giornalisti superficiali che non riescono a dare una immagine complessiva e ragionata della situazione. C’è di mezzo la ‘Nndrangheta, un potere liquido, silenzioso ma immanente che governa Melito, c’è di mezzo un figlio di un boss che deve dimostrare la sua mascolinità, c’è la paura di esporsi che arriva fino a sacrificare sull’altare della connivenza, dell’omertà una ragazzina magari sventata, ma certamente non meritevole di tutto il male che le è piovuto addosso.Il clan ha punito lei, il fidanzatino, i genitori, nel silenzio-assenso generale. Cosa può fare un parroco, e poi perché deve essere la Chiesa a difendere i fedeli dall’anti-Stato? Cosa possono fare un paio di carabinieri? C’è un’altra giustizia che si amministra nell’ombra, con mezze frasi, con quegli sguardi che poi le fiction televisive enfatizzano fino a farli diventare caricaturali. Perchè il riferimento iniziale alla Boschi, ma si può estendere il discorso a Renzi, ad Alfano, al potere politico che da Roma guarda lontano ma non sa affrontare e risolvere i problemi della vita quotidiana di una nazione che va a rotoli. A Melito, come in tante altre realtà marginali manca lo Stato. Manca la presenza costante, massiccia, determinata, autorevole di una autorità statale che ripristini l’ordine,che garantisca sicurezza, che faccia piazza pulita dell’anti-stato. Non è solo un problema di soldati in armi e di camionette all’angolo delle strade. E’ il concetto di legalità che va ribadito, è la cultura di base che va portata e fatta affermare. Non è una operazione da un giorno né da una settimana. E’come la ricostruzione dopo un terremoto devastante. Un terremoto morale. Che ha fatto morti e feriti, che ha ucciso le coscienze. Altro che referendum istituzionale. I problemi italiani sono questi.

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