| categoria: Roma e Lazio

Maxi-evasione fiscale e 700 società all’estero: tre anni a Pambianchi

untitledSocietà a un passo dal fallimento che si trasferiscono all’estero, evitando di saldare il conto con il fisco italiano. Soldi riciclati, beni distratti e depositati nelle casse di aziende affidate a una sfilza di prestanome. Il giro d’affari messo in piedi dallo studio di commercialisti Pambianchi & Mazzieri, con base ai Parioli, ammontava ad almeno 600 milioni di euro, racimolati, per l’accusa, in modo illegale. Ora, ha portato a 34 condanne, per un totale di 270 anni di carcere. I titolari dell’attività, considerati i promotori di una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, ma ieri processati solo per evasione fiscale, dovranno scontare 3 anni di reclusione. Si tratta dell’ex presidente della Confcommercio Lazio, Cesare Pambianchi, e del suo socio Carlo Mazzieri. Circa 700 le società coinvolte.
L’avvocato Sergio Scicchitano, ex legale di riferimento dell’Idv e difeso dall’avvocato Alfonso Trapuzzano, è stato invece condannato a 2 anni, pena sospesa. Al termine del processo ha dichiarato: «Ho pagato e ho eliminato qualsiasi danno che posso aver provocato al fisco. Sono rimasto del tutto estraneo a ogni contestazione associativa o di bancarotta». Le accuse, infatti, a seconda delle posizioni, vanno dalla bancarotta fraudolenta, alla sottrazione al pagamento delle imposte, fino all’appropriazione indebita e al riciclaggio. Per la Procura, gli imputati avrebbero aiutato a trasferirsi all’estero centinaia di società in stato prefallimentare, svuotando le casse delle aziende e reimpiegando i beni presso attività intestate a prestanome.

Mazzieri e Pambianchi, arrestati nel 2011, sono considerati «promotori dell’associazione» che ruotava intorno al loro studio, si legge negli atti. Roberto Celli, condannato a 6 anni, era invece un loro collaboratore, delegato alla gestione delle teste di legno e a operare su almeno 60 conti correnti su cui avrebbe effettuato «illecite operazioni bancarie». Anche Virgilio Colasanti, che dovrà scontare 8 anni, avrebbe eseguito operazioni irregolari, riconducibili «ad almeno 36 società gestite dal sodalizio». Il filo diretto con l’estero, principalmente con la Bulgaria e con l’Inghilterra, era invece Marco Adami, che avrebbe anche manovrato 45 società e almeno 13 prestanome usati per l’intestazione fittizia di quote o cariche aziendali.

Dovrà scontare 6 anni. Sua figlia Arianna è stata condannata al doppio della pena. Avrebbe operato come testa di legno insieme a Marinka Gospodinova Georgieva, cittadina bulgara che ha incassato 22 anni di reclusione, formalmente sposata con Adami e stretta collaboratrice dello studio. La sua connazionale Mariana Georgieva Ilieva è invece considerata dagli inquirenti il «contatto stabile con l’ufficio bulgaro del registro camerale ove si rilasciano i certificati di iscrizione delle società trasferite dall’Italia». Condannata anche Maria Grazia Di Santo, direttore della filiale romana della Banca Popolare di Milano di viale Giulio Cesare. Dovrà scontare 10 anni per aver agevolato «l’esecuzione di almeno 130 operazioni illecite finalizzate a occultare la provenienza illegale di denaro da marzo 2004 ad agosto 2008».

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