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SCHEDA/ SUICIDA PER VIDEO HARD: COS’È IL DIRITTO ALL’OBLIO

Si chiama diritto all’oblio e la formula indica che i motori di ricerca devono dare ai propri utenti il diritto di cancellare i link a dati che li riguardano. A sancirlo è stata una sentenza della Corte di Giustizia europea e quella pronuncia torna oggi di drammatica attualità in relazione al caso di una donna che si è suicidata dopo la diffusione on line, a sua insaputa, di suoi video hard. La sentenza della Corte di giustizia europea è del 13 maggio 2014 e garantisce agli utenti europei il diritto a vedere cancellati sui motori di ricerca i link riferiti ad informazioni personali ritenute «inadeguate o non più rilevanti». Il caso nasceva da una vicenda che coinvolgeva Google in Spagna: nel 2009 un avvocato si accorse che cercando sul motore di ricerca il suo nome, veniva fuori una nota legale del 1998 pubblicata sul sito del quotidiano La Vanguardia che elencava i suoi debiti dell’epoca. Quando il giornale si rifiutò di rimuovere le informazioni e Google di far sparire i link, l’avvocato si rivolse all’Agenzia spagnola di protezione dati che impose a Google di cancellare il link. Ne nacque una causa che arrivò di fronte alla Corte di giustizia, la quale riconobbe il diritto dell’interessato a verificare che l’informazione riguardante la sua persona non venga più, allo stato attuale, collegata al suo nome da un elenco di risultati visibili al pubblico tramite una ricerca on line. In sostanza, di fronte alle richieste di cancellazione legate al diritto all’oblio va verificato se prevalga un interesse pubblico o invece il diritto alla privacy. Dopo la sentenza della Corte di giustizia, i colossi del web hanno aperto alla possibilità di essere cancellati dal web. Google ha messo online una pagina per chi vuole richiedere la rimozione e fino a luglio i link rimossi ammontavano globalmente a 580mila; l’Italia fino a quella data ha avanzato 897 istanze legali, in calo rispetto alle 956 del primo semestre. Gli utenti di Youtube possono segnalare video, commenti, ‘spam o abusì che poi vengono esaminati ed eventualmente rimossi. Su Facebook per segnalare contenuti che non rispettano gli Standard della comunità (ad es. nudità, incitazione all’odio, violenza) va usato il link ‘Segnala accanto al post, alla foto o al commentò. Anche Yahoo ha una pagina ‘ad hoc’ per segnalare contenuti inappropriati.

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