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Eight Days a Week: per una settimana i Beatles tornano nelle sale

beatles-eight-days-a-week_980x571 E’ nelle sale dal 15 al 21 settembre, una chicca per gli amanti del genere. Il documentario Eight Days a Week di Ron Howard. Il titolo inquadra subito l’argomento, è quello di una celebre (tra le tante) canzoni dei Beatles. E questo nuovo film di Ron Howard, la storia dei Fab Four racconta di un’epoca, di una generazione, di come si diventa grandi, in tutti i sensi. Ron Howard costruisce il suo racconto unendo immagini e filmati di live, registrazioni e interviste (alcune recenti a Paul McCartney e Ringo Starr) ai momenti più iconici e camerateschi dei loro dietro le quinte (vedi le battaglie coi cuscini in hotel dopo la conquista del primo posto nella classifica Usa). Il documentario si concentra sull’origine della Beatlemania, sugli anni delle loro prime, straordinarie tournée. Cose mai viste prima. Il successo del singolo Please Please Me nel 1962 stravolge la vita di Paul, John, George e Ringo, li porta in poco tempo in cima delle classifiche mondiali, a toccare un successo che nessuno aveva mai sfiorato. Venerati ovunque – dall’Europa agli Stati Uniti, dal Giappone all’Australia -, i Beatles diventarono la colonna sonora di anni che cambiavano la storia (la Guerra Fredda, l’omicidio Kennedy, la lotta per i diritti civili). Senza volerlo, la storia e la cultura le cambiarono anche loro: canzone dopo canzone, concerto dopo concerto, unirono una generazione, plasmarono una prima, vera identità giovanile. Non solo. Nel 1964, a Jacksonville, Florida, impedirono che bianchi e neri seguissero il loro concerto separati. Impertinenti, sfacciati, anche un po’ naif, i quattro ragazzi di Liverpool figli di operai conquistarono tutti. Ma la folla, la fama, il delirio diventano insostenibili, la musica torna a essere un rifugio. Si chiudono in studio, producono uno dopo l’altro i loro dischi più belli. L’ultima immagine del film è quella sulla terrazza della Apple, in cui cantano Don’t let me down. Non più ragazzi ma uomini e, è evidente, sempre meno Beatles. Dopo i titoli di coda ci sono 30 minuti del concerto allo Shea Stadium. Imperdibili

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