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Renzi-Lorenzin. E’ il solito balletto, ma sulla sanità “non si può” tagliare

210823254-f37d5697-80d2-4a86-93e3-1c261e53f5d6Siamo alle solite, è tempo di manovra economica, c’è da mettere sul tavolo la questione pensioni, la questione occupazione, poi ci sono i problemi complessi della crisi, dello stallo dell’economia, della povertà di milioni di famiglie. Che fare? Spending review. Tagli. Cosa tagliare? La sanità. Con imbarazzo, con mille giri di parole, con mille escamotage. Ma di questo si parla. L’unico settore nel quale non si può e non si deve risparmiare, quello nel quale si deve anzi spendere, investire di più, è sempre il più vulnerabile al momemto di ragionare sui conti per l’anno successivo. Senza ragionare sul fatto che investendo sulla sanità si risparmia nel medio periodo e intanto si dà respiro e occupazione ad un settore che impegna il 70 per cento delle risorse regionali. Come accadde l’anno scorso anche stavolta in vista della legge di stabilità si riaffaccia lo spettro del “minor aumento” per la sanità rispetto alle promesse e agli impegni presi con le Regioni. In ballo i 2 miliardi in più promessi da Lorenzin e pattuiti con le Regioni a febbraio scorso. Ma dietro le quinte si fa e si disfa, dunque scure sulla sanità per 1,5 miliardi nella prossima legge di Bilancio. La misura, fatta filtraredal governo, trova tuttavia l’opposizione della ministra Beatrice Lorenzin che rilancia mettendo in campo una “compensazione” in grado di mitigare l’intervento: una microtassa da 1 centesimo a sigaretta da cui recuperare 700 milioni da riversare al servizio sanitario per l’acquisto dei farmaci anti tumorali. Il Tesoro non si opporrebbe, ma la proposta è sommersa da un coro di obiezioni e di no a raffica. Non se ne parla. Il ministro principe dell’economia,Giancarlo Padoan, è sulla graticola. Da almeno una settimana sta conducendo un pressing per rispettare le indicazioni di Bruxelles all’insegna delle parole d’ordine di «frenata globale» dell’economia, revisione al ribasso delle stime di crescita, stop al taglio Irpef e alla ulteriore richiesta di flessibilità. Si dovranno ridurre le ambizioni di spesa per bonus e altre misure e puntare su una manovra più asciutta, forse più tradizionale, ma in grado di superare l’esame della Commissione (che ci ha già messo nella lista degli “attenzionati”) e dei mercati che non si sono dimenticati del nostro debito pubblico e che guardano al referendum. Del resto lo stesso Renzi ha apprezzato l’operazione-verità sulla crescita di Via Venti Settembre e ha sempre sottolineato che tutto deve avvenire nel rispetto delle regole di Bruxelles. La conclusione è che il deficit-Pil supererà forse l’1,8 per cento previsto, e in qualche modo già approvato nel maggio scorso dagli organismi comunitari, e arriverà magari al 2 o poco più. La linea di difesa approntata da Via Venti Settembre resta comunque il deficit strutturale, quello che tiene conto della cattiva congiuntura, con l’obiettivo di mantenere un miglioramento di almeno lo 0,1 per cento del Pil senza mollare sul pareggio di bilancio al 2019. Per fare questa operazione bisogna tagliare, e Palazzo Chigi chiede a Beatrice Lorenzin 1-1,7 miliardi di sacrifici. In pratica il Fondo sanitario nazionale, oggi a quota 111 miliardi, rimarrebbe sostanzialmente stabile senza salire ai 113 miliardi previsti dall’ultimo Def quota che le Regioni avevano già reclamato lo scorso anno in attuazione delle precedenti intese.Per Palazzo Chigi la sanità rappresenta circa il 25 per cento della spesa centrale dello Stato (cioè 420 miliardi al netto dei trasferimenti e degli intessi) e che non può rimanere fuori dalla spending review. Naturalmente il fronte delle Regioni è pronto alla reazione, dopo il tentativo subito lo scorso anno di ridimensionare esami e accertamenti, e potrebbe ostacolare il via libera all’arrivo delle previste nuove prestazioni sanitarie aggiuntive (i Lea). Un ricatto bello e buono. Il settore sanitario ha l’acqua alla gola e ha bisogno di risorse aggiuntive, non di tagli. Può e deve razionalizzare, regione per regione, ma non ridurre spese, assistenza, prestazioni. In mancanza di chiarezza arriva la smentita di Renzi, per il quale tutto va sempre e comunque bene. Il premier ha assicurato
che non ci saranno tagli alla sanità (e nemmeno nuove accise sul tabacco finalizzate ai farmaci anticancro) e che anzi per la sanità l’anno prossimo ci saranno più soldi rispetto al 2016. Bene, ma quanti? Questo il premier non l’ha detto ma ha lasciato intendere che potrebbero essere meno dei 2 richiesti da Lorenzin. Forse 112, ancora una volta un miliardo in più come accadde l’anno scorso? E’ il gioco delle tre carte, ma non gioca più nessuno

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