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Terrorismo, trovato coltello in casa del campione di kickboxing: simile a quello usato dall’Isis per sgozzare

TERRORISMO: PM, GIUDIZIO IMMEDIATO PER MOUTAHARRIKIn casa di Abderrahim Moutaharrik, il campione internazionale di kickboxing finito in carcere lo scorso aprile per terrorismo internazionale, gli investigatori della Digos hanno trovato, nelle perquisizioni successive all’arresto, un «pugnale da combattimento» simile a quello usato «da un miliziano del “Califfato”» su una persona «decapitata» e che si vede in «un filmato» rinvenuto nello smartphone del marocchino. Emerge dagli atti dell’inchiesta conclusa con la richiesta di giudizio immediato per 4 persone.

Di «particolare interesse», si legge in un’annotazione dell’8 settembre scorso della Digos di Lecco e che fa riferimento al «verbale di perquisizione» successivo all’arresto del 28 aprile scorso, è stato «il ritrovamento» a casa di Moutaharrik e di sua moglie, anche lei arrestata, di un «pugnale da combattimento», custodito «nell’apposita custodia ed occultato accuratamente all’interno di uno zaino posto sotto il materasso nell’apposito vano del letto». L’arma bianca, scrivono gli investigatori, «in eccellente stato di conservazione e atta all’uso, è simile a quella brandeggiata da un miliziano del “Califfato”, in prossimità del collo di una persona condannata come “traditore dello stato islamico” e decapitata, che si rileva in un filmato trovato registrato e memorizzato all’interno» dello smartphone del marocchino. Filmato «inviatogli attraverso la piattaforma “Telegram” da un anonimo interlocutore».

Nell’annotazione, inoltre, la Digos, coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli e dai pm Enrico Pavone e Francesco Cajani, facendo riferimento all’ormai noto «poema bomba» che il pugile ricevette via WhatsApp dagli uomini del Califfato, ovvero «l’ordine di uccidere gli infedeli», segnala che quel ‘poemà inizia «proprio con l’invito a colpire il nemico attraverso lo “sgozzamento” quindi attraverso l’uso del “coltello”».

La stessa arma, scrive ancora la Digos, trovata «a casa di Moutaharrik» nascosta «all’interno di uno zaino posto sotto il materasso del letto matrimoniale». Il lungo «poema bomba», infatti, all’inizio recita così: «Colpisci! Dalle tue palme, eruttano scintille e sgozza! Che col coltello è attesa la gloria, fai esplodere la tua cintura nelle folle gridando “Allah Akbar”! Colpisci!».

Oltre al pugnale, nell’abitazione di Moutaharrik gli investigatori della Digos hanno trovato anche «la tunica» appartenuta a Oussama Khachia, giovane che viveva a Varese e morto “martire” in Siria combattendo per l’Isis. Lo si legge nelle carte dell’inchiesta appena chiusa dalla Procura di Milano con la richiesta di giudizio immediato a carico di quattro persone. In un’informativa Digos, infatti, viene chiarito che il pugile marocchino «custodiva accuratamente all’interno di un cassetto del mobile allocato nella camera da letto della propria abitazione, la ‘tunicà appartenuta ad Oussama Kahchia (il fratello è stato arrestato nell’inchiesta, ndr) e consegnatagli a guisa di ‘investiturà dal padre di quest’ultimo».

Di questa consegna si parlava già nelle intercettazioni agli atti. A casa del pugile, inoltre, «sono stati rivenuti anche i progetti cartacei manoscritti e presumibilmente realizzati a due mani dalla coppia e finalizzati alla successiva realizzazione della casacca di colore nero riportante le scritte riconducibili all’Isis indossata da Moutaharrik stesso in numerosi combattimenti». Casacca «anche ostentata sul proprio profilo Facebook». Sempre nell’abitazione dei due presunti “soldati” dell’Isis «sono state rinvenute – scrivono gli investigatori – anche alcune agende e fogli cartacei di particolare interesse» scritti dalla moglie del pugile, Salma Bencharki. In particolare, tra le pagine di un’agenda «risulta vergato a mano l’intero “poema bomba”», già in parte agli atti dell’inchiesta e che, tra le altre cose, recita: «Accendi il fuoco sulla folla affluente, versa sulla testa del crociato granate».

Nell’agenda gli investigatori hanno rintracciato anche «vergati», a mano e in lingua araba, «tre tipi di giuramento di fedeltà ai vari leaders del Califfato». E poi ancora fogli con un «brano» spesso «ascoltato da entrambi i coniugi durante il tragitto in autovettura; il brano recita un saluto rivolto ad ‘Al Baghdadì e allo Stato Islamico ed inneggia alle gesta dei suoi “

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