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Berlusconi: “Parisi deve dimostrare fedeltà a Forza Italia”

191803915-0fda45b0-99a5-46b9-b4ca-89eba5f925d3 Il governo Renzi indebolito da indicatori economici sfavorevoli e a cui dare la spallata con la vittoria del “No” al referendum sulle riforme costituzionali. Il Movimento 5 Stelle che non reggerà l’urto della responsabilità di amministrare Roma perdendo credibilità. Nella relazione offerta al Comitato di presidenza del partito, riunitosi oggi ad Arcore, Silvio Berlusconi prevede nella prossima crisi delle due principali forze politiche del Paese l’apertura della strada attraverso cui Forza Italia potrà tornare alla leadership, assieme a un centrodestra in grado di ritrovare le ragioni dello stare insieme e, soprattutto, di riportare alle urne l’elettorato moderato.

Forza Italia come reale alternativa di governo deve passare attraverso un lavoro programmatico importante e profondo, affidato al lavoro di Stefano Parisi su indicazione dello stesso Berlusconi tra tanti mal di pancia della vecchia guardia. Come quello del governatore ligure Giovanni Toti, che ancora oggi ribadisce il suo scetticismo “su tutto quanto” nell’azione di Parisi, in termini di alleanze e selezione della classe dirigente, “ci fa deviare dalla retta via, chè è quella indicata dal presidente Berlusconi 22 anni fa: una potente alleanza solida, convinta e convincente con gli alleati della Lega Nord e Fratelli d’Italia”.

E allora, avverte l’ex Cav, le alleanze contano ancora e Parisi non gode di alcun assegno in bianco. “Come sapete, gli ho chiesto di occuparsi del partito – avrebbe detto Berlusconi -. Ha il favore dei grandi giornali. Lasciamolo lavorare, diamogli la possibilità di misurarsi. Parisi è una risorsa, meglio lui di chi ha portato il partito all’11%. Vediamo cosa è capace di fare. Certo, finora non ha mai citato la nostra storia. Deve ancora dare prova di fedeltà a Forza Italia”. Il lavoro di Parisi, dunque, è sotto osservazione. E Berlusconi avrebbe anche confermato di aver commissionato sondaggi per testarne il gradimento. Anche perché, di fronte a risultati deludenti, “Forza Italia ha dentro di sè tutte le forze necessarie” per fare a meno anche dell’uomo che in nome del centrodestra ha conteso a Beppe Sala la poltrona di sindaco di Milano.

In questo processo, si svolgerà a novembre una Conferenza programmatica, nella quale, spiega una nota diffusa al termine del Comitato di presidenza, “i nostri eletti saranno impegnati a elaborare e approfondire idee e contenuti per un rilancio operativo del nostro movimento in vista delle prossime scadenze elettorali”. Berlusconi, descritto dal senatore Francesco Giro “in formissima” e dalla “forza che solo i leader naturali sanno esprimere”, ruberà la scena a Parisi e metterà il suo imprinting sui lavori aprendo e chiudendo la conferenza.

Nella relazione di Berlusconi, approvata all’unanimità dal Comitato di presidenza, si accusa il governo Renzi di non essere riuscito “a far ripartire il Paese”, con indicatori economici, dall’andamento del PIL a quello dell’occupazione, “fermi o negativi, mentre il debito pubblico cresce e la credibilità internazionale del Paese cala”. In Europa, prosegue il documento, “l’Italia non è in grado né di affermare l’esigenza di una risposta complessiva di tutto il mondo libero, compresi gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, alla minaccia islamica, né di ottenere una ripartizione in ambito europeo del flusso migratorio, che continua a gravare in modo intollerabile”. Quanto al Movimento 5 Stelle, “sta dimostrando, in particolare a Roma, di non essere in grado di governare una realtà complessa come una grande citta’ o una nazione”.

Forza Italia conferma quindi il “No” al referendum, rigettandone la lettura di una mera scelta strumentale anti-Renzi, ma come “scelta per una riforma seria come quella che proprio Forza Italia varò nel 2006, e fu bloccata dalle manovre strumentali della sinistra”. Questo, si legge ancora nella nota diffusa dopo la riunione ad Arcore, “non significa affatto l’apertura di una fase di instabilità e di incertezza, significa che il centrodestra rinnovato e rafforzato è in grado di offrire al Paese una classe dirigente alternativa, finalmente scelta dagli italiani con il voto”. Ma solo dopo aver elaborato “un serio progetto programmatico, un vero programma di governo per la prossima legislatura, affidato a uomini d’esperienza, credibili, coerenti con la nostra storia, in grado di rivendicare i meriti della nostra

passata opera di governo e di dialogare con la società civile, le imprese, la finanza, la cultura, il sociale. Su queste basi – conclude il documento – la vittoria del no sarà il presupposto di una nuova stagione di crescita, di sicurezza, di stabilità, di libertà”.

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