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LA DENUNCIA/ Servizio 118, “Tra esternalizzazioni e servizi disomogenei, le Regioni danno i numeri”

Si è tenuto oggi, a Roma, il convegno nazionale dello Sindacato dei Medici Italiani, sullo stato del 118: “Salvando vite, un viaggio nella rete dell’emergenza-urgenza, sotto l’attacco del regionalismo e delle privatizzazioni”.

I lavori aperti da Pina Onotri, segretario generale dello Smi e da Floriana Riddei dello Smi Lazio, sono proseguiti con le relazioni dei responsabili del 118, Riccardo Montingelli (area dirigenza) e Nicola Marini (convenzionata) e dalla curatrice del Libro Bianco, la vice segretario generale, Mirella Triozzi. Sono intervenuti, tra gli altri, i senatori: Ivana Simeoni e Maurizio Romani, quindi i deputati: Paola Boldrini, Giovanni Monchiero, e con dei messaggi, Federico Gelli e Marisa Nicchi. Per la Sisac, il coordinatore Vincenzo Pomo, per Federconsumatori Campania, Carlo Spirito, per la FIMEUC, Giovanna Esposito.

Mirella Triozzi, vice segretario generale Smi, a conclusione dei lavori ha ricordato come, “già nel 2004 SMI (al tempo CUMI AISS) realizzò il libro bianco sul 118 analizzando Regione per Regione, lo stato e le modalità di implementazione del sistema, e denunciando come “la fase organizzativa si fosse sviluppata in maniera diversa e disomogenea tra le diverse realtà regionali e addirittura aziendali” . “A distanza di 12 anni la situazione -denuncia Triozzi – non è cambiata”.
“Dal DPR 27.3.1992 e successive Linee Guida del 1996 – prosegue – la legislazione nazionale è intervenuta su più aspetti, numero unico 112, riorganizzazione della rete ospedaliera e territoriale, formazione, flussi informativi, elisoccorso, standard, prevalentemente con Intese Stato – Regioni e nella forma delle Linee Guida. Il tutto in un contesto di grande riorganizzazione dei Sistemi Sanitari Regionali, di riduzione dei finanziamenti, con dieci Regioni sottoposte a piani di rientro (Abruzzo, Campania, Calabria, Lazio, Liguria, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia) di cui 5 commissariate (Lazio, Abruzzo, Campania, Molise e Calabria). Queste Regioni sono state costrette a sottoscrivere un piano triennale finalizzato al pareggio di bilancio attraverso una riorganizzazione dei SSR. I Piani di rientro miravano alla “ottimizzazione ed efficientamento” del SSR ma – a lungo andare – hanno finito per impoverire la qualità e la quantità dei servizi erogati”.

“Ebbene, il sistema 118 – spiega Triozzi – sia nelle regioni in piano di rientro che nelle altre, è stato oggetto di numerosi provvedimenti regionali che nelle intenzioni dovevano mettere a regime il sistema implementando e/o ottimizzando le varie componenti, ma di fatto è stato oggetto solo di interventi volti a ridurne i costi”.

Ecco le principali criticità rilevate dallo Smi:
Due differenti modelli organizzativi: il modello che affida il governo del sistema a singole Aziende di servizi sanitari. In tale modello i servizi di emergenza preospedaliera fanno, di norma, parte dei dipartimenti di emergenza; il modello che affida il governo del sistema ad Aziende specializzate per l’emergenza preospedaliera costituite ad hoc Due Regioni, Lazio e Lombardia, applicano questo modello, declinandolo in modo diverso.

Accorpamenti delle Centrali operative
Presenza o meno del medico di centrale. In Emilia Romagna non è prevista tale figura
Riduzione delle postazioni di soccorso avanzate medicalizzate
Incremento delle postazioni di soccorso intermedie ovvero con solo infermiere e delle postazioni di soccorso di base (in controtendenza la Lombardia che riduce i MSB da 211 a 158).

Riduzione delle fasce orarie di attività
– Mancato rispetto dei tempi di arrivo dei soccorsi ovvero non previsione dei tempi medesimi rispetto alla geolocalizzazione delle postazioni di soccorso

– Esternalizzazione dei servizi non sanitari (mezzo di soccorso + autista), talora anche dei servizi sanitari (infermiere e/o medico)*

– Marcata diversificazione dei costi sostenuti dalle ASL per la stessa tipologia di servizio esternalizzato

– Discrepanze tra quanto previsto dalla normativa regionale e quanto di fatto realizzato dalle ASL alle quali è demandate la fase organizzativa, ovviamente in diminuzione

– Utilizzo intensivo del personale medico del 118 costretto a prestare la propria attività sui mezzi di soccorso e, ove non impegnati negli interventi territoriali nei Pronto soccorso e nei

– Punti di Primo Intervento, questi ultimi in costante aumento a seguito della riconversione dei piccoli ospedali

– Mancato adeguamento degli organici con ricorso al lavoro straordinario e al sistema premiante

– Obsolescenza dei mezzi di soccorso, ben oltre i limiti di utilizzo imposto dalla normativa

– Mancata attivazione del numero unico 112

– persistenza di personale medico a regime convenzionato e altro dipendente. Nonostante si parli da anni di passaggio a dipendenza

“Occorre tuttavia segnalare – continua la dirigente nazionale Smi – come in alcune Regioni si registri un trend inverso per alcuni aspetti: aumento delle postazioni MSA, migliore geolocalizzazione delle stesse, implementazione dei flussi informativi, adozione delle reti tempo dipendenti (stroke, trauma, IMA, ecc.). Tutti interventi, però, volti a sanare una situazione di base assolutamente disomogenea e deficitaria. In ogni caso si tratta quasi sempre di Decreti Commissariali o Delibere di Giunta, intervenuti tra il 2014 e il 2016, spesso lungi dall’essere attuati”.

“Difficile essere ottimisti sulla messa a regime di eventuali provvedimenti migliorativi – conclude Triozzi- se non si prevede un quadro nazionale, omogeneo e complessivo di riforma, che metta argine alle fughe in avanti delle Regioni (e considerato il lungo elenco di interventi antecedenti disattesi), sotto l’attacco di tagli ed esternalizzazioni. In questo quadro si inserisce anche l’ipotizzata rimodulazione dell’offerta h16, cioè la chiusura della guardia medica notturna da mezzanotte alle 8 del mattino, con conseguente cattivo utilizzo del 118”.

22 settembre 2016
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