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TURISM0/ Gli albergatori pugliesi attaccano: hotel di lusso ci sono, ma diciamo “no”al modello Briatore

Continua a far discutere l’intervento di Flavio Briatore sul turismo in Puglia fatto nei giorni scorsi durante un convegno a Otranto, in provincia di Lecce in cui ha criticato la scarsa attenzione al turismo di lusso. Gli operatori pugliesi non negano che ci sono ancora spazi per progredire, soprattutto nei servizi, ma tendono a escludere l’obiettivo di privilegiare un turismo di elite, segmento che comunque dispone già di molte strutture nella regione. Per Francesco Caizzi, presidente di Federalberghi Puglia, quelle di Briatore «sono dichiarazioni pubblicitarie – dice all’Adnkronos- per un certo verso fanno bene sia alla Puglia che a lui. Nel merito il suo discorso è molto parziale, perchè chi segue il settore sa che il turismo ha una serie di segmenti: giovanile, per famiglie, per anziani, culturale. Ce ne sono una marea». Caizzi si sofferma sulla movida invocata da Briatore come il segreto per attirare le fasce sociali più ricche. «All’interno del settore del lusso – spiega – c’è il turismo di chi vuole andare in discoteca modello Cannes, Saint Tropez e Montecarlo, e di chi, anche da miliardario, vuole venire a fare le vacanze in un posto dove non ci sono le discoteche. Non a caso, sembra paradossale ma è interessante che Madonna, una delle più importanti popstar che vive di discoteche e locali, sia venuta in Puglia a fare le vacanze e si è fatta fotografare nelle chiese barocche. E comunque noi li abbiamo gli alberghi extralusso, certo non rappresentano il modello che intende Briatore con la discoteca incorporata», ironizza. «La Valle d’Itria è piena di alberghi a cinque stelle: Borgo Egnazia (la struttura che ha ospitato Madonna quest’estate ndr), San Domenico, Torre Coccaro, La Peschiera, Il Melograno, il primo relais chateau sorto negli anni 80 in Puglia. Ci sono posti spettacolari con le piscine nelle grotte naturali. È un tipo di richiesta diversa. C’è chi invece vuole andare a Montecarlo – afferma – per vedere il casinò, stappare le bottiglie di Cristal e andare in discoteca. Sono giusti entrambi i modelli. Noi abbiamo avuto in questi quindici anni un approccio completamente diverso. Dopo di che, è possibile che in una regione così grande ci siano delle zone che possano in un certo modo rispondere alle esigenze dei clienti di cui parlava Briatore». «Se pensiamo allo sviluppo della costa modello Montecarlo – spiega Caizzi – non troverà nessuno disponibile in Puglia, neanche quegli imprenditori che hanno costruito negli anni ’70 e ’80. Oggi c’è una coscienza ambientale diversa». Il discorso di Briatore viene giudicato stimolante sotto un altro profilo. «Perchè non pensare di recuperare quei ruderi che hanno già deturpato il territorio per valorizzarli invece di lasciarli alla mercè di tutti?», si chiede Caizzi. «Abbiamo alcuni tratti delle nostre coste dove ci sono discariche a cielo aperto, parti del demanio abbandonate perchè non più fungibili. Beh dovremmo pensare a recuperarli e a bonificarli». Per quanto riguarda la viabilità «è vero – ammette Caizzi – che abbiamo carenze strutturali che bisogna sanare ma non parlerei dei grandi assi. Sappiamo già che probabilmente occorrerà collegare l’autostrada al Salento magari con una bretella che da Taranto vada verso quell’area. Io personalmente non penserei a una autostrada parallela alla statale 16. Chi vuole fare l’autostrada va da Taranto e poi va nel Salento sapendo che c’è già una strada che collega Brindisi a Taranto». E infine afferma: «Non si può pensare di arrivare in una masseria con una strada a quattro corsie e con il tutor. Non stiamo a Montecarlo. La strada può anche non essere asfaltata, forse la macchina si impolvera, pazienza. Se non vuoi sporcare di polvere la tua Porsche e la tua Ferrari vai da un’altra parte», aggiunge Caizzi che comunque rivendica i risultati ottenuti. «Non si più paragonare Montecarlo, Cannes o Saint Tropez alla Puglia, noi -sottolinea- abbiamo un altro segmento di business. Perchè dobbiamo scimmiottare qualcosa sapendo di essere già perdenti? Noi facciamo una cosa completamente diversa e stiamo ottenendo i risultati perchè sono 10 anni che cresciamo». Anche Francesco De Carlo, presidente provinciale di Assoturismo Bari (che comprende tutta la filiera: alberghi, agenzie di viaggio, extralberghiero, guide turistiche), non è molto tenero con il manager. «Briatore secondo me ha fatto la figura di chi è venuto in Puglia solo per prendere e non per dare qualcosa», esordisce. «Se avesse detto che alla regione mancano alcune cose, questo è vero, e lo sappiamo. Che offra poco al turista ricco non è assolutamente vero. Il polo del lusso, già consolidato, per esempio nella zona di Fasano, Monopoli, la Valle d’Itria, sta dimostrando di piacere e di attirare personaggi sempre più autorevoli e importanti». Sulla questione dei porti turistici e degli alberghi sul mare l’opinione di De Carlo non è molto diversa da quella del suo collega Caizzi. «Sicuramente la Puglia deve fare delle valutazioni in questo senso», afferma. «Il problema vero è che qui non si riesce a fare molto, un pò perchè i vincoli talvolta sono esagerati ma anche perché le città che si propongono per i porti sono a 30 chilometri l’una dall’altra e quindi si fanno una battaglia tra di loro». Alla fine vince un’idea: ‘meglio niente che a tè. La Puglia -sottolinea- deve avere il coraggio di dire che se Otranto è il posto migliore per fare un buon porto turistico e questo vale anche per Polignano e per Vieste, dobbiamo tutti lavorare in quella direzione. Così come continuare a pretendere un aeroporto a Taranto e uno a Foggia, dal punto di vista degli investimenti e del risultato è assolutamente sbagliato». Sulle strutture alberghiere De Carlo non concorda con l’idea che un albergo funziona solo se sta sul mare. «Probabilmente -sottolinea- in alcune parti della Puglia è possibile fare quel ragionamento. Bisogna analizzare anche cos’è stata la Sardegna in cui si è cimentato in qualche modo Briatore. Oggi quella regione vive un momento di crisi profonda pur avendo gli alberghi costruiti dentro l’acqua. La critica di Briatore come sprone sulle tante altre cose da fare la accetto ma su altri aspetti ha sollevato questioni che noi sottolineiamo da tempo»

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