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Ex Umberto I nel degrado a Mestre, ora si tratta per la vendita

imageUn regolamento comunale per l’uso temporaneo di spazi abbandonati dai privati. E una regia comunale per evitare che il “buco” dell’ex Umberto I continui, senza interventi, a desertificare il centro di Mestre. Con una intesa che coinvolga proprietari privati e residenti. All’ex Umberto I serve un presidio costante delle forze dell’ordine ma anche l’inventiva di pensare di potervi inserire, provvisoriamente, attività e negozi che rivitalizzino un’area fortemente degradata dopo quasi otto anni di attesa a vuoto di cantieri.

Le proposte sono state al centro di un convegno di Confesercenti e comitato Mestre Second Life-Compendio Umberto I al centro Candiani di Mestre. Assente al confronto il Comune di Venezia. L’assessore all’Urbanistica è stato chiamato a Roma per una riunione.

Dng, trattativa avanzata. La società trentina Dng, proprietaria dell’area, cerca invece di rassicurare tutti. L’amministratore Marcello Carli ci conferma che si lavora su due fronti. «Le sei banche stanno deliberando, un poco alla volta, lo svincolo delle ipoteche per il passaggio dei padiglioni al Comune», spiega. «Ed è in corso una trattativa avanzata con un potenziale acquirente. Speriamo di dare entro fine anno un importante annuncio. Siamo certi di riuscire a chiudere entro fine anno l’intesa sui padiglioni con l’amministrazione comunale, rispettando la proroga che scade a fine dicembre». Sei banche sono chiamate a varare nei rispettivi Cda lo svincolo delle ipoteche. Il Comune, dal canto suo, deve approvare la variante al piano di recupero, quella che introduce per le tre torri la previsione di un albergo e un distretto commerciale. I possibili acquirenti sono una cordata di imprenditori italiani. Più aziende interessate ad investire nell’area.
Ultima chance entro dicembre.Se entro il 31 dicembre, dopo la proroga di giugno, non ci sarà la firma della cessione dei padiglioni, il Comune si «riserva di revocare le varianti urbanistiche previste dal protocollo d’intesa». Significa ripartire da zero.

Convegno e mostra. Michele Lacchin dell’ufficio studi di Confesercenti Veneto ha chiarito le richieste al Comune: «L’approccio alle trasformazioni della città deve essere multidisciplinare e per questo anche la nostra iniziativa ha coinvolto urbanisti, mondo delle imprese, artisti, rappresentanti di cittadinanza attiva. Ci vuole un nuovo glossario comune che permetta di dialogare con i vari soggetti della città, perché rigenerare significa essere in sintonia con le esigenze della città. La rigenerazione urbana va ripensata e slegata da vecchi schemi che la legano al mondo dell’edilizia, ha invece più a che fare con il termine di innovazione. È questa l’occasione per affrontare il tema del rinnovamento anche delle regole urbanistiche e di adottare un regolamento comunale per gli utilizzi temporanei, che farebbe uscire dal degrado l’area stessa dell’ex Umberto I».

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