| categoria: Roma e Lazio

La Raggi rovescia la frittata: con i soldi dei Giochi un patto per Roma

«Come è stato fatto il patto per Milano, non vedo perché il Governo non possa sottoscrivere un patto per Roma, utilizzando proprio quelle economie che derivano dalla mancata candidatura ai Giochi Olimpici. Erano fondi che il Governo avrebbe stanziato in caso di candidatura, immagino – se è interessato allo stato della Capitale – che voglia continuare a finanziare anche in caso di mancata accettazione della candidatura». Lo dice la sindaca di Roma Virginia Raggi in commissione sport al Senato.

«Se pensate che per offrire dei servizi dobbiamo aspettare un grande evento allora abbiamo una diversa visione di ciò che un’amministrazione deve fare Chiederemo fondi al governo per la città di Roma ma per lo sport tutti i giorni. I cittadini non vogliono fare sport tra 8 anni», sottolinea Raggi che osserva: «Noi ci occupiamo dell’esistente e dell’attuale, non è mai stato fatto, Forse per voi è insufficiente ma per i romani è adeguato alle necessità di Roma. È nostra cura portarlo avanti».

«Roma è comunque la città capitale di Italia, io spero che nessuno voglia fare di questa scelta un ricatto politico ed economico dicendo “se non ti candidi ai giochi ti tolgo pure quei soldi che ti avevo promesso”. Roma continua a essere la Capitale di Italia, con o senza giochi», aggiunge Raggi.

«In questi ultimi giorni si prova ad accostare il no (alla candidatura Olimpica, ndr) a una presunta accusa di corruzione. La corruzione a Roma è certificata dalle indagini di Mafia Capitale. Questo non è minimamente un tema preso in considerazione, altrimenti dovremmo dire chiudiamo Roma. Noi dovremo estirpare la corruzione con l’aiuto dell’Anac» ma sul fronte olimpico «alla luce delle evidenze dei costi Roma non può permettersi di indebitarsi ulteriormente», sottolinea ancora Raggi.

Raggi ha ricordato che «oggi Roma ha già una situazione estremante grave» con un «debito corrente che si attesta tra 1,2 e 1,5 miliardi su un bilancio di 5 miliardi» e un debito che «nel 2008 ammontava a 22 miliardi» e che dopo l’avvio della gestione commissariale e la elisione di partite corrispondenti è arrivato a un livello «che si attesta tra i 13 e i 16 miliardi. Io – prosegue – ancora ho qualche difficoltà a capirlo, stiamo avviando un audit per capire effettivamente a quanto ammonti questo debito ma è evidente che già Roma e l’Italia sta ripagando questo debito», un «debito mostruoso. Capite bene – aggiunge – che partendo da una situazione economica così compromessa, estremamente fragile, e andando a vedere le evidenze dei costi delle Olimpiadi, in tutta coscienza non ci siamo sentiti di gravare ulteriormente la nostra città e l’Italia di questi costi».

«Non c’è alcun tipo di sostenibilità per questi eventi», insiste il sindaco. In base agli studi fatti già quando il M5S era all’opposizione in Campidoglio «evidenze storiche ci dimostrano come gli investimenti che tanto il Cio quanto i governi quanto le città dovevano sostenere per ospitare le Olimpiadi non erano mai ripagati dai ricavi ne contribuivano ad avere un legato futuro a beneficio della città», aggiunge.

«Ci sarà adesso una mozione che sarà presentata dai consiglieri M5S e sarà votata da tutti i consiglieri. Se dovesse passare come io ritengo avendo la maggioranza e un gruppo compatto, l’amministrazione porrà in essere gli atti necessari uguali e contrari a quelli di Marino per ritirare la candidatura di Roma», afferma poi Raggi.

«La grave carenza dello stato delle infrastrutture sportive come anche la carenza sulle infrastrutture in genere e periferie e quotidiana e non si limita ad accendersi nel 2024 perché ci sono le Olimpiadi. Quindi avvieremo un’interlocuzione con il governo per chiedere di spostare questi fondi da un grande evento al quotidiano», prosegue Raggi.

«C’è una sanità che va verso la progressiva privatizzazione, si va verso la privatizzazione dei
servizi essenziali e dovremmo indebitarci per ospitare una grande manifestazione di cui però beneficeranno pochi? Avremmo continuato a togliere soldi per servizi essenziali. Sarebbe stato da irresponsabile dire di sì», dice ancora Raggi.

Raggi ha quindi letto alcune delle regole che il Cio determina per le città candidate. «Che altre garanzie dobbiamo sottoscrivere con 13 miliardi di debito? Partendo da una situazione economica così compromessa, estremamente fragile e andando a vedere evidenze costi non ce la siamo sentita di gravare Roma e l’Italia di questi costi», ribadisce la sindaca sottolineando come i Giochi avrebbero ulteriormente indebitato il Comune. «Debiti che avrebbero gravato sulla testa dei nostri figli», precisa.

«Stiamo avviando un’attività di riduzione degli sprechi. Roma ha un tesoretto di oltre un miliardo di mancati incassi e sprechi che deve essere intaccato. Parte di queste risorse può essere utilizzato proprio per riqualificare l’esistente (gli impianti sportivi esistenti, ndr). L’amministrazione deve fare il suo: devono essere riadeguate le tariffe, in alcuni casi sono talmente basse da non consentire neanche ai concessionari la pianificazione», continua il sindaco.

«Noi abbiamo una visione, non vogliamo chiudere la città all’interno del Grande Raccordo anulare, ma i cittadini vivono ogni giorno la loro città. Ed è vero che Roma ha una vocazione turistica e che è la Capitale, ma
è anche vero che a votare sono i romani. Se poi vogliamo cambiare il sistema elettorale facendo votare anche italiani e europei non c’è problema…». Per ora «i romani hanno votato un programma in cui il no (alla candidatura olimpica, ndr) era scandito bene. Riteniamo che la popolazione romana si sia pronunciata», continua Raggi.

«Fu fatto un censimento degli impianti di Roma prima dei mondiali di nuoto: ben 0 erano a norma. Con i mondiali ci fu l’ampia rassicurazione che le strutture sarebbero state recuperate e messe a norma, non è avvenuto nulla di questa promessa. In un confronto con il presidente del Coni, lui ci disse che voleva intervenire proprio sugli impianti esistenti. È un esempio che dà l’idea di come non si conosca lo stato dell’impiantistica a Roma. Usare le palestre scolastiche per far allenare gli atleti che fanno ginnastica artistica o ritmica? A Roma non si trovano palestre scolastiche o impianti pubblici con le altezze adeguate. Ma come si fa a utilizzare impianti esistenti se non sono a norma? Dire “vedremo dove è possibile e poi faremo allenare gli atleti” rimane una affermazione priva di concretezza», aggiunge Raggi.

«Ci siamo trovati davanti questo quadro sconfortante: nelle palestre scolastiche capire se ci sono interventi da fare, sulla presenza di amianto, se c’è se non c’è. Oltre alle palestre delle scuole, abbiamo impianti comunali, 162 se non sbaglio, in condizioni molto critiche. Gestiti tramite concessioni, l’amministrazione per molti anni è stata inerte nell’adempimento dei suoi obblighi. Abbiamo piscine dove piove dentro. Un panorama di strutture in pochi casi adeguate. Abbiamo di fronte sprechi e inefficienze accumulate negli anni e stiamo già mettendoci le mani», sottolinea ancora Raggi che ha parlato della volontà del «risanamento plessi scolastici» e di «riportare lo sport al centro di uno stile di vita sano. Un nuovo corso per ridare nuova linfa allo sport con la creazione di una rete di corsie e piste ciclabile».

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