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Omicidio Loris: pm chiede 30 anni di carcere per Veronica

550x189x2003016_pana_jpg_pagespeed_ic__hnnioocwgUna certezza: il nonno non era in casa di sua nuora al momento del delitto, che è stato commesso da lei. Un’ipotesi: Veronica Panarello potrebbe avere avuto una relazione con il suocero, come afferma lei stessa, con il quale ha avuto un intenso scambio di telefonate nei mesi in cui lei fissa la loro presunta liaison, fornendo così un «ipotetico movente» al delitto. È la tesi della Procura di Ragusa sostenuta davanti al Gup di Ragusa, Andrea Reale, nel chiedere 30 anni di reclusione per l’imputata accusata di avere ucciso il figlio Loris di 8 anni e di averne poi nascosto il corpo nel canalone di contrada Mulino Vecchio.

Nessuna attenuante le concedono il procuratore Carmelo Petralia e il sostituto Marco Rota, che la ritengono «colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio» e che chiedono il massimo della pena possibile col rito abbreviato. Lei ascolta attonita la richiesta: «Ho capito bene? Hanno chiesto trent’anni…», dice al suo legale, l’avvocato Francesco Villardita. Poi si chiude in un assoluto silenzio. Per la Procura è stata lei ad uccidere il bambino, da sola. E poi ha cercato di «manipolare» la verità, «adattandola a ciò che emergeva dalle indagini», grazie anche «alla sua profonda conoscenza degli atti processuali».

Per i Pm soffre di un «protagonismo esagerato» e ha una «personalità istrionica, teatrale». «Ma – osserva la Procura – non si può manipolare tutta la verità, alcuni dettagli le si sottraggono». Come quando sostiene di avere incontrato per caso il suocero e di averlo fatto salire in auto sul sedile posteriore. Quel tratto di strada la percorre mediamente in 29 secondi, quel giorno in 27. Due in meno. E per fare l’operazione da lei descritta occorrerebbero più di un minuto e mezzo. Ma non solo. Altri riscontri, frutto di indagini di polizia di Stato, squadra mobile della Questura e carabinieri, convincono la Procura che anche l’ultima ricostruzione di Veronica Panarello («è stato mio suocero a uccidere Loris perché non voleva che il piccolo rivelasse al padre della nostra relazione») non è credibile. È stata lei da sola, per l’accusa. Sul movente resta l’ipotesi «plausibile» della relazione, secondo i Pm, tra suocero e nuora, tesi che «introduce» nel processo Veronica Panarello, che vi resta perché ci sono state numerose telefonate tra i due, con ‘puntè di 6-7 al giorno, nel periodo “incriminato”.

«È un possibile movente – osserva il procuratore Petralia – è quello che lei ha detto e ne prendiamo atto». Del resto, osserva il magistrato, «il movente non è un elemento costitutivo del reato» e «non aggiungerebbe né toglierebbe alcunché alla gravità dei fatti» che sono contestati alla donna. Per il legale di Veronica Panarello quello dei Pm, ai quale riconosce «totale onestà intellettuale», potrebbe rivelarsi in «un assist per la difesa». Anche se, aggiunge, c’è «questo “credo e non credo”: credo all’ipotesi di relazione sessuale, no alla compartecipazione del suocero nell’omicidio». E poi rileva: «sarà interessante ascoltare le parti civili, soprattutto quella del suocero che nel processo è parte lesa, ma fuori è indagato per concorso nell’omicidio».

Una tesi, quella di Veronica Panarello, che continua a essere tacciata come «falsa, come dimostrano gli atti processuali», dal legale di Andrea Stival, l’avvocato Francesco Biazzo che ipotizza: «il movente del delitto potrebbe essere legato al rapporto conflittuale che aveva con il figlio Loris». Sulle telefonate sostiene: «lui era l’unica persona che le era rimasta vicina e l’ha chiamato in causa: i giorni della presunta scoperta della loro relazione da parte di Loris non ci sono telefonate tra i due…».

Continua a non credere a Veronica Panarello anche il marito, Davide Stival, che anzi adesso vuole la separazione. Il suo avvocato, Daniele Scrofani, conferma la notizia, sottolineando che ancora non è stato predisposto alcun atto formale tra i legali. Che si rivedranno in aula mercoledì per gli interventi delle parti civili e venerdì, per l’arringa della difesa. Poi il Gup dovrebbe fissare l’udienza per eventuali repliche e per la camera di consiglio per la sentenza.

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