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Caro Clemente…

clemente-russo-squalificatoCaro Clemente,

Non mi interessa il Grande Fratello, né il tuo microfono, neanche che eri nel cuore della notte a chiacchierare, non mi interessa che eri monitorato e che milioni di persone ti hanno sentito. Non mi interessa il “femminismo” (un lampo è passato nella mente di più di un uomo con questo pensiero: “Ecco ci risiamo con questa storia”) e neanche i titoli dei giornali. Non mi interessa che se ne parlerà nelle sedi politiche, né che un quotidiano freepress non scriverà più del Grande Fratello. Non mi interessa neanche l’indignazione (giusta e vera) di Signorini o il viso serio della Blasi. Né che fosse uno scherzo, né che ti sentissi complice del tuo compagno di discorsi notturni, né che sei un agente della Polizia penitenziaria e un campione olimpico.

Mi interessa ciò che hai sostenuto in tua difesa, il definire quelle parole una chiacchiera da bar, l’affermare che effettivamente in tv certe cose non vanno dette (per ipocrisia? Per bon ton? Per opportunismo?), ma che fuori da lì, a casa, al bar, nello spogliatoio, sul divano di casa… quando si è se stessi tutto è legittimo.

Mi interessa molto la chiacchiera che si fa negli spogliatoi tra amici quando si parla di tradimento (non assolvo con questa frase certe chiacchiere dal parrucchiere sui mariti traditori), mi interessa quel lasciarsi andare: che ridere a pensare di farla pagare a qualcuno, poi se è indifeso meglio ancora!

Mi interessano le giustificazioni di una moglie innamorata che ridimensiona dicendo che tra le Olimpiadi e il Gf Clemente ha avuto solo una settimana di riposo a casa. Che non voleva entrare. Che era sotto pressione…

Chi era sintonizzato ieri ha avuto ancora una volta l’immagine di una Italia a più facce: quella pubblica e quella privata, quella della necessità di essere in un certo modo e quella della verità interiore, quella dell’esteriorità e quella casalinga, quella dei post su Facebook che contraddicono i comportamenti reali.

La tv moltiplica le affermazioni, ma è nel silenzio delle nostre case che ogni giorno i bambini, i ragazzi e noi stessi veniamo nutriti di parole e gesti. Quando si pronunciano queste frasi si crea una crepa, attraverso la quale si insinua la legittimazione di una azione. Una crepa di dolore, di morte, di possibilità di morte.

Non mi interessa il Gf. Mi interessano di più le cucine degli italiani, gli spogliatoi, i discorsi tra ragazzi, le chiacchiere da bar. Mi interessa entrare lì e capire da dove dobbiamo cominciare per dar vita al cambiamento. Le parole sono importanti, ognuna di loro ha un peso, un valore.

Non mi interessa il Gf, mi interessa capire l’Uomo e quel problema culturale enorme che attraversa il nostro Paese.

P.S. Per la cronaca, nei primi otto mesi del 2016 in Italia – secondo l’Eures, l’Istituto di ricerche economiche e sociali che da anni dedica al fenomeno un Osservatorio ad hoc – ci sono stati 76 femminicidi che salgono a 80 se consideriamo gli ultimi fatti di cronaca, il più recente dei quali è quello di Giulia Ballestri, uccisa il 18 settembre a Ravenna a bastonate dal marito, Matteo Cagnoni, un noto dermatologo.

Negli ultimi dieci anni le donne uccise nel nostro Paese sono state 1740: 1251 (il 71,9%) in famiglia, 846 di queste (il 67,6%) all’interno della coppia e 224 per mano di un ex.

Angela Iantosca

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