| categoria: editoriale

Giustizia caos? Vogliamo essere tutti Berlusconi

Ruby ter, espressione che evoca scenari lontani, dimenticati. Ma la giustizia non dimentica l’ottantenne Silvio Berlusconi, i giudici del processo delle olgettine lo inseguono ancora e lui si fa ricoverare a New York. Tutto regolare, il pm accoglie la richiesta degli avvocati del Cav, se ne parlerà più avanti. Ma la Giustizia milanese non dimentica, non perdona, marca stretto. E’ una delle anomalie più evidente del sistema giudiziario italiano: tanto giudici ed avvocati sono approssimativi, sciatti nell’affrontare i fascicoli dell’italiano medio, tanto sono attenti, scrupolosi, autentici mastini della accusa e della difesa quando si tratta di Berlusconi. E’ una storia da fantascienza. Se la giustizia gestisse con la stessa aggressiva tenacia le vicende giudiziarie di ciascun cittadino italiano vivremmo tutti più tranquilli e sereni, ci sentiremmo garantiti, il sistema avrebbe meno problemi. E’un problema politico? Un problema tecnico? Berlusconi è un cittadino diverso dagli altri? Sia chiaro, non si chiede uno sconto di pena per il Cav, ma una par condicio. Oggi i magistrati minacciano lo sciopero e chiedono più risorse. Ma quanto è costato nel corso degli anni l’imputato Berlusconi, quante risorse sono state impiegate per un uomo solo? Quelle risorse umane e finanziarie non avrebbero potuto rendere la vita più facile ad altri? Significa che il sistema giudiziario italiano ha le potenzialità per affrontare i problemi, è pronto a sputare sangue, a non mollare, quando lo ritiene opportuno.Idem per gli avvocati, capaci di memorabili difese per chi paga abbastanza (e distratti attori in aula per i clienti di scarso portafoglio). Forse una riflessione diversa andrebbe fatta, certo le regole vanno cambiate, soprattutto alcune, ma vanno soprattutto condizionati i comportamenti di avvocati e magistrati. Sono loro che determinano i tempi e la congruità della giustizia italiana.

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