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Chieti, il tribunale cerca Ignazio Marino, ma l’ex sindaco di Roma è “sconosciuto all’indirizzo”

“Sconosciuto all’indirizzo”: ecco perché l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino non è comparso ieri davanti al Tribunale di Chieti dove è ormai agli sgoccioli il processo per le strutture psichiatriche che facevano capo al gruppo Villa Pini ai tempi della gestione Angelini. Ma la difesa dell’ex magnate della sanità privata, rappresentato dall’avvocato Gianluigi Tucci il quale si è visto tornare indietro la ricevuta della mancata notifica della citazione con la motivazione “sconosciuto all’indirizzo”, alla testimonianza di Marino non intende rinunciare. E così il collegio ha fissato una nuova udienza per il 15 novembre disponendo che la citazione a Marino venga fatta a mani a cura dei Carabinieri del competente reparto di Roma (dove Marino risiede).
La decisione del Tribunale, in sostanza, è motivata dal fatto che fino a oggi ci sono state plurime difficoltà nella notifica presso il Senato, dove gli ex senatori hanno a disposizione un recapito postale, e che neanche le notifiche presso le abitazioni non sono andate a buon fine. A ciò va aggiunto che i tempi processuali si sono protratti per numerose udienze in modo da comprimere il principio costituzionale della ragionevole durata del processo. Inoltre, poiché i fatti risalgono al 2009 sul processo incombe lo spettro della prescrizione.

Una testimonianza irrinunciabile quella di Marino, dunque, per la difesa di Angelini, ma utilissima anche all’accusa, rappresentata dal pm Marika Ponziani, perché è dalla segnalazione datata 22 luglio 2009 della Commissione sanità del Senato, organismo di cui Marino era all’epoca presidente, che prese le mosse l’inchiesta su quelle strutture. Con Vincenzo Angelini, che è imputato assieme alla moglie Annamaria Sollecito, alla figlia Chiara ed altre tre persone, tutti difesi da Tucci, sono imputati anche Vincenzo Recchione, difeso dall’avvocato Domenico Budini, Giovanni Pardi, difeso dagli avvocati Sandro Campobassi e Emanuele Di Pietro, e Claudio Cignarale, unico presente in aula anche ieri, difeso dall’avvocato Roberto Di Loreto. Le accuse a seconda delle posizioni vanno dalla truffa per oltre 24 milioni di euro ai danni della Regione, all’abbandono di persone incapaci ovvero pazienti affetti da malattie psichiatriche. La Asl è costituita parte civile con l’avvocato Cristiano Sicari. Marino è l’ultimo testimone da sentire in questo processo prima della sentenza.

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