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DIETRO I FATTI/ Perché la scuola non ha salvato il bambino annegato a Maccarese

Maccarese (Fiumicino , provincia di Roma) - Il fosso dove è stato trovato morto il bambino di 11 anni

Maccarese (Fiumicino , provincia di Roma) – Il fosso dove è stato trovato morto il bambino di 11 anni

Sulla tragica e misteriosa morte del bambino di Maccarese si indaga a tutto campo. Si interrogano gli amici, si studia il cellulare della vittima, si cerca un filo dovunque, anche a scuola. E ci si interroga. Cosa può essere accaduto, perchè è accaduto, ci sono responsabilità sociali, familiari, penali da parte di qualcuno, c’è un omesso controllo, nessuno ha vigilato, nessuno sapeva, nessuno si è mosso. La situazione era monitorata dal Tribunale dei Minori, ma i tempi e la burocrazia di quell’organismo troppo spesso non aiutano e hanno anzi un effetto boomerang. Come abbiano gestito e monitorato il bambino si è visto. Più volte aveva parlato di suicidio, ma era un bambino. Traumatizzato anche da ciò che quel Tribunale avrebbe potuto decidere su di lui. Dunque una situazione isastrosa, quella del bambino di Maccarese,e non solo sul piano familiare. Un perfetto “cliente” e sorvegliato speciale dei servizi sociali. Arrivato a scuola accompagnato da un ponderoso dossier. Quindi in teoria destinato ad essere circondato di attenzioni e insieme di controlli. La situazione è sfuggita di mano, o nel calderone scolastico si è perso di vista il caso? Confusione, sciatteria colpevole? Forse il quadro tecnico merita un approfondimento. Come viene tratto un bambino o un ragazzo con problematiche particolari nella scuola oggi? E’ presto detto, un bambino con disagio per la scuola diventa un BES: un bisogno educativo speciale.
Che nei fatti è poco più di una arida e inconcludente sigla. Lungi dall’essere un bambino che va protetto come il buon senso suggerirebbe il soggetto diventa un bambino “osservato”, “trattato” dai vari specialisti, “incluso” nella classe. Dagli articoli usciti sui vari quotidiani si può arguire che il bambino annegato nel canale di Maccarese fosse classificato come un BES con disagio socio-economico. Di fatto la scuola avrebbe dovuto fare e probabilmente ha fatto questi passi: i professori, singolarmente, hanno notato un disagio, hanno convocato il consiglio di classe su indicazione di assistenti sociali e il gruppo di lavoro per l’inclusione (GLI) lo ha poi seguito nel suo iter formativo.
I docenti, insieme con la famiglia, hanno poi steso un piano didattico personalizzato (PDP) corrispondente agli effettivi bisogni dell’alunno firmato da genitori e Dirigente Scolastico. Questo il regolamento, ma qualcuno può pensare seriamente che stia stato applicato? In quanti si ritrovano con un morto sulla coscienza? Distrazione, sciatteria, non si è fatto a tempo a mettere a fuoco il problema? Possibile, probabile. Ma l’emergenza non ha i ritmi dell’avvio di un anno scolastico, prescinde dal caos di una scuola. Perchè la normativa è chiara, ma le falle sono molte: il tempo, prima di tutto; prima di individuare un BES, convocare un consiglio di classe e coinvolgere la famiglia possono passare settimane, poi il PDP viene firmato per presa visione. Alle varie riunioni i professori sono tutti presenti? Lo osservano davvero tutti il bambino? Era stato segnalato come BES fin dalla scuola primaria? Cosa diceva la sua scheda? Queste sono le domande che potevano salvarlo e che potevano anche non fare la differenza. Di fronte a un bambino che diventa un caso su cui instaurare un protocollo abbiamo un bambino bisognoso di un aiuto estremamente più veloce e sicuro. La burocrazia non ha permesso di salvarlo?

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