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La Tuscia e l”influenza: quest’anno sarà più aggressiva, parte la vaccinazione

di WANDA CHERUBINI

Vaccination protection influenza

Vaccination protection influenza

A metà ottobre partirà, come ogni anno, la campagna antinfluenzale. Ma come sarà l’influenza di quest’anno? Lo abbiamo chiesto alla dirigente del dipartimento di Prevenzione U.O. Coordinamento Vaccinazioni della Asl di Viterbo, dott.ssa Silvia Aquilani. “Quest’anno sono stati già isolati i virus per realizzare il vaccino adatto. In totale sono due i virus differenti rispetto alla scorsa pandemia – spiega Aquilani – La precedente influenza non è stata particolarmente virulenta, ma è arrivata fino a marzo/aprile, quindi, ha registrato una diluizione nel tempo. Statisticamente 82 italiani su mille si sono ammalati, quindi, un dato che conferma la non particolare virulenza della malattia, anche se, lo stesso dato, rapportato ad una cittadina come Viterbo, significa che centinaia di persone si sono ammalate”.

Ci aspettiamo per quest’anno un’influenza più aggressiva, anche perché su tre virus due sono completamente nuovi. Il primo caso di influenza si è già avuto a Parma, con un bambino di tre anni, un immigrato proveniente dai barconi. Ciò a dimostrazione che qualsiasi malattia infettiva può arrivare prima del previsto con i movimenti di persone -ha affermato la dott.ssa Aquilani – Uno dei migliori metodi per contrastare questa malattia è la campagna antinfluenzale, che organizziamo ogni anno, a partire dalla seconda metà di ottobre. Già è stato emanato al riguardo, lo scorso 23 settembre, il protocollo operativo. La vaccinazione viene somministrata dai medici di base e dai pediatri, presso i loro ambulatori e presso gli ambulatori della Asl nelle sedi dei tre distretti A (Montefiascone), B (Viterbo) e C (Civita Castellana)”.

La dott.ssa Aquilani ha, quindi, ricordato che il vaccino è gratuito ed è consigliabile per gli over 65, per chi soffre di patologie croniche e per tutte quelle persone che lavorano nei pubblici servizi, come infermieri, militari, pubblici impiegati.
Purtroppo, però, la campagna vaccinale negli ultimi due anni ha subito un brusco calo. “Ciò in risposta ad alcuni eventi mediatici che non hanno poi trovato alcuna corrispondenza e che legavano alcune morti alla somministrazione del vaccino – spiega la Aquilani – Speriamo di riuscire quest’anno a ripristinare la fiducia nella vaccinazione, dato che non esiste alcuna correlazione tra morti e vaccino. L’anno scorso abbiamo vaccinato a Viterbo e provincia quasi 56 mila persone, ma gli anni passati arrivavamo a vaccinarne quasi 70 mila”.

Una novità associata al vaccino antinfluenzale di quest’anno è che lo stesso verrà somministrato abbinato alla vaccinazione anti pneumococcico, visto che, soprattutto per gli anziani e per coloro che hanno patologie, l’influenza porta poi ad aprire la strada alle sovraesposizioni batteriche, generando bronchiti, polmoniti e meningiti.

Un discorso a parte per la vaccinazione ai bambini.

“Sono loro gli untori, i primi che si ammalano, tanto che negli Stati Uniti vengono vaccinati da zero a sei anni – precisa Aquilani- Qui in Italia non prende piede questa modalità di intervento perché l’età pediatrica è già affollata da tanti vaccini. Ci auguriamo che il vaccino antinfluenzale possa essere introdotto anche tra i bambini sani, non solo per quelli con problemi, come al momento accade. Il vaccino non ha un’efficacia al 100 per cento, ma si aggira dal 40 al 70 per cento di copertura. C’è però da dire che lo scopo della campagna antinfluenzale non è tanto evitare la malattia, ma le sue complicanze – puntualizza Aquilani – che si riscontrano di più nell’anziano e in chi ha già delle patologie croniche, sfociando in bronchiti, polmoniti, broncopolmoniti e meningite da pneumococco”.

Quando è il momento migliore per vaccinarsi? “Il mese migliore è novembre, anche se la vaccinazione è possibile fino al 31 dicembre 2016 e, con molta probabilità, ci spostiamo anche a tutto gennaio, memori del decorso dell’influenza dello scorso anno – risponde Aquilani – Questo vaccino induce un’immunità che comunque non è duratura, ma che persiste per alcuni mesi”.

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