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LIBIA/ Isis accerchiato a Sirte, “è prossimo alla fine”

«La fine dell’Isis a Sirte è vicina». Dopo cinque mesi di dura battaglia le milizie libiche legate al governo di Tripoli iniziano a vedere la luce in fondo al tunnel. Ma il bilancio delle vittime è altissimo. In un’intervista all’ANSA, il portavoce ufficiale delle forze al Bonyan al Marsous, il generale Mohamed el Ghasri, ha mostrato ottimismo, senza però fornire una data precisa per la fine dei combattimenti. «Quei pochi jihadisti rimasti sono accerchiati nel quartiere 3. Quando lo riprenderemo sarà la loro fine», ha aggiunto, precisando che il bilancio dei morti è salito a 570, mentre i feriti sono 2.800. «Da lunedì Daesh ha perso 88 combattenti», ha riferito e «alcuni provengono dal Sinai». Sui cieli di Sirte proseguono incessanti i bombardamenti aerei degli Stati Uniti, la cui campagna militare è entrata nel terzo mese, con un bilancio di 208 raid dal primo agosto. A testimoniare la durezza degli scontri ci sono i racconti dei miliziani a Franceinfo. «I jihadisti sono rinchiusi in una zona di circa 700 metri e non possono scappare. Sono finiti», ha detto un comandante delle milizie, Mohamed, di Tripoli. «In fondo c’è il mare, qui la zona controllata dall’Isis e tutto intorno i nostri combattenti, a sud, ovest e est». La battaglia è complicata e si snoda strada per strada ha aggiunto Youssef, 20 anni, di Misurata: «Cerco di affrontare un cecchino nascosto, ma lui si muove molto. Una volta l’ho scovato ma è stato fortunato perché il mio caricatore era vuoto». Chi combatte in prima linea sono i ventenni. Giovani coraggiosi che muoiono ogni giorno stando a Mahmoud, 19 anni: «Grazie a Dio libereremo Sirte, ma io ho già perso quattro amici», ha raccontato. Malgrado il numero ridotto di combattimenti l’Isis resiste, fino alla morte. «Un solo jihadista può impegnare decine di nostri miliziani per ore – ha spiegato il comandante Souleymane – quindi progrediamo lentamente perché non vogliamo perdere uomini». «Ce ne saranno una quarantina in tutto, tra marocchini, tunisini, sudanesi, egiziani e libici. La maggioranza sono stranieri mercenari che usano granate, ma anche le autobomba», ha proseguito Mustapha. Intanto, in campo diplomatico, il ministro Paolo Gentiloni incontrando alla Farnesina il vicepremier Ali Qatrani ha affermato che «solo rafforzando le istituzioni, espressione dell’accordo politico, e attraverso l’unificazione della forze di sicurezza la Libia può compiere progressi verso una pace e stabilità durature». Gentiloni ha incoraggiato Qatrani a prestare il suo fondamentale contributo per il superamento della crisi, per trovare un’intesa politica che includa l’approvazione della nuova compagine governativa, coinvolgendo il generale Khalifa Haftar in un ruolo adeguato nella gestione della sicurezza. «Haftar avrà un ruolo nella Libia del domani», ha sottolineato dal canto suo a France24 Mohamed Dayri, ministro degli Esteri di Tobruk. «Il generale gode di un’enorme popolarità», ha aggiunto, stimando che l’uomo forte dell’est ha tutta la legittimità per dirigere un Paese che vuole la fine dei combattimenti.

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