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M5S, Ponte dello stretto: esposto contro Renzi e ricorso Tar quesito referendario anche Sel

Manipolazione mercato, titolo Salini aumentato in borsa dopo esternazioni del presidente del consiglio in Sicilia. Materia referendaria per Grillo «è spot pubblicitario, tanto suggestivo quanto incompleto e fuorviante, a favore del Governo». Tour propaganda Si in Sud America, i pentastellati si domandano: «Ma quanto ci è costata la Boschi per convincere a votare Si gli italiani all’estero?»

Grillo, Movimento 5Stelle ha presentato esposto e ricorso al Tar contro Renzi

Grillo, Movimento 5Stelle ha presentato esposto e ricorso al Tar contro Renzi

Il M5S ha presentato un esposto in Procura di Roma contro il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in relazione alle dichiarazioni sull’ipotesi della costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. A depositare l’esposto, dove si ipotizza il reato di manipolazione del mercato, il capogruppo alla Camera, Giulia Grillo e il deputato pescarese Andrea Colletti. «Il giorno dopo le dichiarazioni -fa notare il M5S- la quotazione del titolo della Salini Impregilo ha avuto un aumento del 6,75%, conseguenza certa delle dichiarazioni del Premier». La replica di Graziano Del Rio, ministro Trasporti e infrastrutture all’esposto in procura del Movimento 5 Stelle. «Renzi ha detto semplicemente che i progetti si possono analizzare, non c’è una preclusione a valutarlo ma non è che questa analisi sia prioritaria».

QUESITO È TRUFFA, RICORSO AL TAR
Per il senatore Vito Crimi, senatore del M5S e componente della commissione Affari costituzionali, «Il testo del referendum è una truffa, una propaganda ingannevole, – dichiara – l’ennesima trovata di Renzi per prendere in giro gli italiani. Per questo anche il M5S ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro il testo del quesito in quanto scritto in violazione della legge». «Il testo del quesito, infatti, -prosegue Crimi- contrariamente a quanto previsto dall’art. 16 della Legge n. 352 del 1970 non specifica l’indicazione degli articoli oggetto di revisione e di ciò che essi concernono e risulta, pertanto, palesemente ingannevole per i cittadini» continua Crimi. «Vista dunque, la delicatezza della materia oggetto del referendum, ovvero la nostra Costituzione ed i nostri diritti fondamentali, è necessario modificare il testo inserito sulla scheda di votazione che è totalmente fuorviante dalla realtà e rappresenta per i cittadini una vera e propria truffa». «Su questo il Presidente della Repubblica non può tacere. Il quesito parla di altro. Imbroglia i cittadini perché non dice cosa cambierà realmente» spiega Crimi. «Il testo non indica che, con la vittoria del SI, l’elezione dei senatori verrà effettuata ad opera dei segretari dei partiti anziché dei cittadini. Il testo non dice che sarà concessa l’immunità a consiglieri regionali e sindaci. Il testo non dice che sindaci e consiglieri regionali faranno un doppio lavoro e verranno a Roma a spese dei cittadini. Il testo non dice che saranno mantenuti tutti i costi fissi del Senato. Il testo non dice che ci sarà un accentramento delle competenze regionali, e che ciò vale solo per le 15 regioni ordinarie, escludendo le regioni a statuto speciale. Il testo non dice che sarà triplicato da 50mila a 150mila il numero delle firme necessarie per presentare leggi di iniziativa popolare» spiega l’esponente pentastellato.

L’INGANNO DELLA SCHEDA REFERENDARIA
«Il testo non dice che il futuro Senato, fatto da consiglieri regionali e sindaci, avrà l’ultima parola sulle questioni europee, su materie delicate come trattati internazionali e sulla permanenza o meno nell’UE. Il testo non dice che la riforma darà vita ad una serie infinita di conflitti tra Camera e Senato che rallenteranno di fatto l’attività legislativa», continua Crimi. «Sono oltre due anni che il M5S denuncia questo inganno, presentando emendamenti in aula volti a modificarne il titolo al fine di rendere chiaro il contenuto di questa cosiddetta riforma – spiega il senatore del Movimento 5 Stelle – Auspichiamo, dunque, che il Tar del Lazio accolga la nostra richiesta e che i cittadini italiani possano essere messi nelle condizioni di esprimersi su un quesito che rispecchi fedelmente il vero contenuto di questa riforma, ben lontano di quello che il Governo sta tentando di raccontare».

M5S E SEL RICORRONO CONTRO DECRETO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Ricorso al Tar contro il Decreto del presidente della Repubblica di indizione del referendum del 4 dicembre prossimo sulle riforme, e in particolare sulla formulazione del quesito, è stato presentato dai senatori Vito Crimi (M5S) e Loredana De Petris (Sel) e dagli avvocati Enzo Palumbo e Giuseppe Bozzi. Ne dà notizia un comunicato del gruppo Misto del Senato di cui De Petris è presidente. «I ricorrenti – si legge nella nota – lamentano che il quesito predisposto dal Quirinale non tiene conto di quanto stabilito dall’articolo 16 della legge 352-1970, secondo cui, quando si tratti di revisione della Costituzione, il quesito referendario deve recare la specifica indicazione «degli articoli revisionati e di ciò che essi concernono» e «il quesito così formulato finisce per tradursi in una sorta di spot pubblicitario, tanto suggestivo quanto incompleto e fuorviante, a favore del Governo che ha preso l’iniziativa della revisione e che ora ne chiede impropriamente la conferma ai cittadini, che non meritano di essere ingannati in modo così plateale».

BOSCHI DICA QUANTO HA SPESO IN SUDAMERICA
«Il ministro Boschi, oggi inspiegabilmente assente, dica quanti soldi ha speso in Sudamerica per fare comizi pro sì al referendum con i soldi dei contribuenti. Non si possono utilizzare i soldi dei cittadini per fare dei comizi di partito. È vergognoso, inoltre, che sia il ministro degli Esteri a rispondere dei suoi viaggi elettorali, mascherati da missione istituzionale». È quanto afferma in una nota il Gruppo M5S alla Camera, commentando il contenuto dell’interrogazione del Movimento Cinque Stelle sul recente viaggio in Sudamerica del ministro per le Riforme, illustrata durante il Question Time odierno. «A quale titolo sono stati coinvolti i rappresentanti del corpo diplomatico italiano e le sedi estere, arruolate alla stregua di volontari o soldati in favore di una parte della campagna referendaria», chiedono i deputati M5S, Fabiana Dadone e Andrea Cecconi, membri della commissione Affari costituzionali, che hanno illustrato l’interrogazione al ministro Boschi. «Questo è un uso spregiudicato di organi e istituzioni – proseguono – nonché della carica ricoperta e rappresenta un abuso dell’esercizio di cariche pubbliche e di governo». «Lo scorso 3 ottobre 2016 il circolo Pd di Toronto ha organizzato una conferenza sulla riforma costituzionale – concludono Dadone e Cecconi – dove era prevista anche la presenza dell’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado. Nelle locandine relative all’iniziativa, peraltro, oltre al simbolo del Partito democratico, figurava il logo ‘Basta un Sì’, rendendo così evidente di come si trattasse di un’iniziativa politica e di indirizzo circa il prossimo referendum costituzionale. Ma quale missione istituzionale: la Boschi dovrebbe chiedere scusa agli italiani e restituire i soldi spesi, fino all’ultimo euro, per i suoi comizi referendari».

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