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Referendum, e se il Tar regalasse a Renzi una originale exit strategy ?

Possibile che Renzi e i suoi siano stati così sventati e superficiali da mettersi nei guai con il testo del quesito referendario, offrendo il fianco all’attacco in extremis di Grillo e della Sinistra Italiana? Possibile che il premier scivoli su una buccia di banana così stupida, possibile che abbiano voluto forzare quel testo per indurre con l’inganno (si fa per dire) gli elettori più ingenui a votare per il “si”? Anche i messaggi elettorali appesi ai muri delle strade risultano falsi, equivoci, fuorvianti. Ascoltando e leggendo le ragioni del “si” argomentate da illustri costituzionalisti si comprende tutt’altro sulla sostanza del referendum. Si può convenire o dissentire, ma almeno si ricava un quadro sufficientemente preciso della posta in gioco. Renzi e i suoi, invece, hanno voluto giocare una partita diversa, confusa, arruffata, in qualche modo truccata. Ora il premier è in difficoltà per tenere il punto deve fare bagni di umiltà e promettere tutto e il contrario di tutto, a partire dalla bufala del ponte sullo stretto. Due mesi d’inferno per tutti, con pesanti incognite per il futuro del paese. Ma se il Tar ci si mette di mezzo e stoppa la corsa del referendum? Paradosso dei paradossi, vedendo la questione da un’altra ottica prospettica si potrebbe dire che consapevolmente o meno Grillo offre a Renzi una inaspettata exit strategy. Un’occasione per fermare la giostra attribuendo la responsabilità ad un organismo terzo. Signori scusate, avrei voluto porvi su un piatto d’argento le riforme, ma il Tar ha bloccato tutto. Pazienza. Ne parleremo più avanti. Può essere la scusa che il premier cerca per togliersi da una situazione politica che rischia di stritolarlo.

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