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L’Ama e il pasticcio Tari, ha fatto pagare l’Iva, dovrà rimborsarla agli utenti

2010816_tassarifiuti_jpg_pagespeed_ce_x49dxvxzaqL’Ama dovrà risarcire i cittadini che hanno fatto ricorso contro l’indebito pagamento dell’Iva al 10 per cento sulla tariffa rifiuti. Per ora si tratta di cifre modeste, che alcuni utenti hanno ottenuto con sentenze emesse recentemente dai giudici di pace di Roma e Tivoli. Ma la partita dell’Imposta sul valore aggiunto vale circa 70 milioni annui, su quasi 800 milioni di valore complessivo della Tari, e potrebbe aprire una lunga serie di contenziosi contro l’azienda di via Calderon de la Barca. La quale solo in minima parte (ossia per l’ultimo anno fiscale), potrebbe recuperare dall’Erario l’Iva indebitamente chiesta ai romani. «Ora speriamo che altri cittadini possano ottenere lo stesso risultato – spiega l’avvocato Alessia Zittignani del Movimento difesa del cittadino, che ha promosso le vertenze legali – chiedendo però il rimborso il prima possibile, vista la prescrizione decennale».

La questione dell’Iva nella tariffa rifiuti è ormai quasi decennale. Nel 2009 era stata la Corte costituzionale a individuarla come tributo, quindi non assoggettabile a un’ulteriore imposta. Ma il Governo, con la manovra correttiva del 2010, aveva introdotto la nuova Tia, sostenendo che si trattasse di una tariffa, pagata dai cittadini come corrispettivo di un servizio, quindi con l’applicazione dell’Iva al 10 per cento. Un’interpretazione che aveva costretto l’amministrazione di Gianni Alemanno, nel 2011, a chiedere anche l’Iva arretrata dell’anno precedente, spalmandola però su tre annualità. L’ultimo capitolo risale allo scorzo marzo, quando la Corte di cassazione ha infine stabilito che l’Iva non possa essere applicata sulla Tari, perché si tratterebbe appunto di una tassa sulla tassa. Un’interpretazione, quella della Suprema corte, che apre la strada una possibile serie di ricorsi. «In questo scenario, in cui Campidoglio e Ama sono nel pallone, il nostro compito è quello di controllare che i rimborsi avvengano senza rimpalli», sottolinea Livia Zollo, presidente di Mdc Lazio.

Se è certo che i rimborsi toccano all’Ama – che però è obbligata a risarcire soltanto chi si rivolge al giudice nei tempi previsti dalla legge – non è però ancora definitivamente chiaro se vi siano parti della tariffa rifiuti assoggettabili all’Iva, o se debba essere interamente esclusa. A ogni buon conto, tutte le ultime delibere che riguardano i piani finanziari della municipalizzata e la determinazione della tariffa rifiuti parlano esplicitamente dell’Imposta sul valore aggiunto. Nel provvedimento che riguarda quest’anno, firmato dal commissario straordinario Francesco Paolo Tronca, si precisa che «i costi totali da coprire attraverso la tassa, al netto dell’efficientamento di euro 60.000.000, sono pari a euro 724.259.600 oltre Iva», arrivando quindi a un «corrispettivo per il servizio di gestione del ciclo integrato dei rifiuti solidi urbani, è pari a euro 798.691.840». Insomma, non si tratta di dettagli, anche perché potrebbero far saltare un equilibrio finanziario già piuttosto precario.

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