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Da Dylan agli Stones, il G6 del rock a Desert Trip

DA DYLAN AGLI STONES, IL G6 DEL ROCK A DESERT TRIPSi chiama “Desert Trip”, dura tre giorni, dal 7 al 9 ottobre, ed è il festival rock con il cartellone che è la più spettacolare celebrazione dei padri fondatori del rock moderno: la prima sera Bob Dylan e poi i Rolling Stones. La seconda Neil Young e Paul McCartney, la terza gli Who e Roger Waters.

Il tutto si è svolto in California, a Indio, nell’esclusivo California’s Empire Polo Club: prezzo minimo, per una sera 199 dollari. Il pass per tre giorni costa da 399 a 1.599 dollari (sistemazioni VIP a parte).

A mettere insieme questo Dream Team è la stessa società che organizza il Coachella, uno dei festival più famosi del mondo, nato come evento alternativo e col tempo diventato un appuntamento sempre più tendente allo chic. Si parla di un budget di circa 100 milioni di dollari per mettere insieme il G6 del rock’n’roll. E’ la prima volta che questi giganti, tutti insieme, dividono lo stesso palco: al Live Aid, a Philadelphia, dove ha suonato anche Neil Young, Mick Jagger aveva proposto un set da solo, duettando con Tina Turner, mentre Keith Richards e Ron Wood avevano dato vita a una sgangheratissima performance insieme a Bob Dylan. McCartney e gli Who si erano esibiti invece a Londra. Il più giovane di questa compagnia è Ron Wood che è del 1947, poi ci sono Pete Townshend e Neil Young che sono del ’45, Roger Daltrey è del 44, Jagger e Richards del ’43, McCartney del ’42. I più vecchi Dylan e Charlie Watts che sono del ’41.

Alla fine vien da dire che, come al solito, avevano ragione i Rolling Stones, che hanno da poco terminato un trionfale tour mondiale culminato con il concerto a Cuba e stanno per dare alle stampe un nuovo album (si dice molto blues) e che dal 1964 cantano “Time Is On My Side”, il tempo è dalla mia parte. La verità è che questa è una spettacolare occasione per celebrare la leggenda del Rock: non perché sia raro ascoltare questi artisti dal vivo (Dylan da anni vive in tour, e infatti quello nuovo comincia proprio dal festival in California), ma perché vedere questi nomi insieme su un cartellone di un evento fa lo stesso effetto della copertina di un’enciclopedia.

Senza questi signori il rock così com’è non esisterebbe e le nostre vite sarebbero state diverse. In un mondo dove Kanye West regala alla sua Kim Kardashian un anello da sei milioni di dollari, che per altro, a quanto sembra, è stato anche rubato, non si capisce perché dei personaggi che hanno cambiato il mondo con la loro musica non debbano accettare una celebrazione di lusso. Francamente pensare ai grandi raduni del passato, e soprattutto a Woodstock (dove sono stati solo gli Who) ha davvero poco senso: stavolta non c’è un mondo da cambiare (l’unico rimasto sulle barricate è Neil Young), al “Desert Trip” il pubblico deve comportarsi, più o meno, secondo gli standard di un resort. Il vero valore dell’evento è celebrativo, quasi rassicurante, se si pensa a quanto tutti dobbiamo ai protagonisti del Big 6 di Indio e che, 50 anni fa, con “My Generation”, gli Who cantavano “spero di morire prima di diventare vecchio”. Che poi le nuove generazioni non possano permettersi questi biglietti fa parte del gioco di un’industria che, con la crisi della discografia, punta sempre di più sul live. In questo caso quello che conta è il mito. Al di là del livello della performance. Ma anche del sogno di possibili jam session che entrerebbero davvero nella storia.

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