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L’altra laguna, da Jesolo a Torcello tra tesori d’arte e tramonti

LAGUNA
Lontano dal fasto e dal brusio di Venezia, le imbarcazioni scivolano silenziose sulle acque della Laguna, la zona paludosa costiera più ampia d’Europa con i suoi 550 chilometri quadrati, che l’Unesco tutela da quasi trent’anni come patrimonio dell’Umanità. Battelli, vaporetti, burci, gondole, sandoli – le barche a fondo piatto – e s’ciopon, le piccole imbarcazioni usate un tempo per la caccia, navigano lungo i canali tracciati dalle bricole, gli alti pali di legno legati assieme che servono da segnaletica, indispensabili quando scende la marea o quando la nebbia avvolge ogni cosa. Da sempre i marinai si avventurano tra i canneti, da dove spuntano casoni di paglia e gigantesche bilance da pesca, e tra le barene, le terre che di tanto in tanto finiscono sommerse dalle maree e dove affiorano tra la salicornia nidi di spatole bianche. Le imbarcazioni passano accanto a piatti isolotti, circondati da un silenzio assoluto e da una vegetazione salmastra che nasconde ville, campanili, conventi, eremi e chiese.

Per scoprire la Laguna settentrionale, sopra Venezia, ci si imbarca a Jesolo, città costiera che d’estate si affolla di turisti provenienti da tutta l’Europa, e si naviga verso sud, in un dedalo di canali e diramazioni paludose. Questo tratto di laguna è un luogo straordinario dove l’acqua e la terra si confondono e dove le barche approdano a isole che profumano di sale e pesca, di storia e spiritualità, di tradizioni, arte e buon cibo; alcune sono turistiche, come Burano, caratterizzata da un campanile inclinato, dalla vivacità cromatica delle sue case e dalla lavorazione del merletto. Altre, invece, sono meno note ma altrettanto suggestive e ricche di fascino: la verde Sant’Erasmo, considerata l’orto dei Dogi, dove si coltivano i gustosi carciofi violetti; la ricca Mazzorbo, dove si produce l’ottimo bianco Dorona; San Francesco del Deserto, con il rigoglioso giardino che incornicia il porticciolo e con un convento francescano, oasi di pace in mezzo ai cipressi. Infine c’è Torcello, isola ricca di storia, tesori artistici e scorci romantici, amata da Ernest Hemingway che la scelse per scrivere il romanzo Di là del fiume e tra gli alberi.

Torcello fu il primo insediamento di Venezia, strategico e ricco, poi abbandonato per altre terre più sicure; oggi l’isola è abitata da appena una manciata di persone ma conserva tesori artistici inimmaginabili nella splendida basilica di santa Maria Assunta, nella chiesa di santa Fosca e nel museo archeologico. Appena sbarcati, si passeggia lungo il canale da dove si ammira il ponte del Diavolo, raro esempio di costruzione senza protezioni, fino alla basilica di santa Maria Assunta, edificio veneto-bizantino eretto nel 639 come nuova sede della cattedrale episcopale di Altino dopo l’invasione dei Longobardi. All’interno sono conservati mirabili mosaici, tra cui il maestoso e spettacolare Giudizio Universale che ricopre un’intera facciata della chiesa; bellissimi sono anche il mosaico marmoreo del pavimento e quello del catino absidale. Di fronte alla basilica e alla vicina chiesa di santa Fosca del 1.100 ci sono una piazzetta con un massiccio sedile in pietra, noto come il “trono di Attila”, e il museo, ospitato in un palazzo del XIII secolo, che conserva piccoli ma preziosi tesori dall’età romana ai giorni nostri. Tra gli oggetti più belli figurano pietre bizantine, iscrizioni, formelle, opere della scuola del Veronese, sculture lignee del Quattrocento e i resti di una preziosa pala d’argento dorato, risalente alla prima metà del XIII secolo.

Prima di lasciare l’isola è bene recarsi in cima al campanile da cui si gode una bellissima vista sull’estuario e fermarsi nelle sue due locande più famose: Villa ‘600, con un romantico giardino da cui si ammirano il canale, la fauna e la flora della laguna, e Locanda Cipriani, fondata da Giuseppe Cipriani del famoso Harry’s bar di Venezia. Fermandosi all’ora del tramonto, poi, si coglie la magia dell’isola dove si respira un tempo immobile e si coglie il miracolo dell’eternità sui gioielli architettonici dagli influssi bizantini.

Una valida alternativa per scoprire la Laguna settentrionale è di percorrere in auto o, meglio, in bicicletta gli argini sterrati dei fiumi Sile e Piave, oasi naturali e di grande importanza storica, dove si osservano importanti specie floreali e faunistiche, e seguire le centinaia di chilometri di piste ciclabili che si snodano lungo le anse e i parchi fluviali della laguna di Jesolo. Da Caposile, crocevia fluviale tra la Laguna e il fiume, una lunga strada sterrata conduce all’agriturismo La Barena, romantico rifugio a Lio Maggiore, dove è possibile assaporare le prelibatezze locali – dalla fritturina di barena con pesce e crostacei alle anguele in saor – e poi imbarcarsi dal suo pontile per proseguire la navigazione verso le altre isole.

Lagoon Sunsets, in collaborazione con il comune di Jesolo, l’agenzia Phil Fresh e Giuliano Vantaggi, presidente del Comitato “Piave Unesco”, organizzano itinerari naturalistici, culturali e gastronomici alla scoperta della Laguna.

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