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Renzi alla sua minoranza: “Se non si fida, voti No al referendum”

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“Ho cercato l’unità del Pd e ieri, contronatura, ho fatto una proposta di mediazione ulteriore. Ho cercato di tenere tutti in campo e tutti in squadra, ma non posso obbligare nessuno, siamo un partito democratico. Quindi, se non si fidano fanno bene a votare No”. Ospite di Politics su Rai3 e incalzato dalle domande di Gianluca Semprini, Bianca Berlinguer, Claudio Cerasa e Stefano Feltri, Matteo Renzi non cambia registro.

Spiega che il Pd non ha i numeri in Parlamento per approvare da solo una nuova legge elettorale, dice di aver messo la fiducia sull’Italicum “se no non finivano le discussioni” e poi fa partire una nuova bordata contro la minoranza dem, che ieri alla Direzione Pd non ha approvato la relazione del segretario. “Penso sia un po’ contraddittorio votare ‘Sì’ in Parlamento e poi votare ‘No’ al referendum”. Ma, aggiunge, “penso anche che un cittadino a casa sia capace di farsi un’idea con la sua testa. Non voteranno le correnti. Si decide in base al quesito, la stragrande maggioranza del Partito democratico voterà ‘Sì’, alcuni hanno dubbi, io rispetto tutti. Io, da segretario, ho cercato di tenere tutti insieme, poi c’è la libertà di ciascuno. Se poi non si fidano, votino pure No”

Anche tagliente, il premier: “La minoranza del mio partito dice che non devo andare a prendere i voti della destra. Ecco, ho capito perchè si chiama minoranza. Per vincere le elezioni devi prendere anche i voti degli altri”.

Nel merito della riforma, Renzi ricorda che votò No al referendum sulla riforma costituzionale del centrodestra “perché dava al presidente del Consiglio il potere di sciogliere le Camere”, ha detto ” poteri decisamente maggiori di quelli di oggi”.

Cacciare Bersani? “Ovviamente no” risponde Renzi, dopo aver ascoltato le parole pronunciate oggi dall’ex segretario dem. Però il congresso del Pd si terrà entro l’8 dicembre del 2017 – aggiunge – e chi avrà un voto in meno farà opposizione, chi avrà un voto in più vincerà. Ma la riforma costituzionale non c’entra niente col Pd”.

E ancora, il tema immunità parlamentare: “Con la riforma, se vince il sì ci saranno 730 persone con l’immunità, se vince il no resteranno le 950 che sono adesso. Questa è matematica”.

Poi domande su Almaviva: “L’azienda si è impegnata col sindacato e con noi. E deve mantenere gli impegni. Totale, totale, totale vicinanza ai lavoratori”; sul caso Marino, l’ex sindaco di Roma, assolto dalle accuse per gli scontrini delle cene e di cui Renzi non era certamente un fan. “Io scusarmi con Marino? Ma di cosa parliamo? Si è dimesso lui, poi ha ritirato le dimissioni e a quel punto i consiglieri comunali Pd hanno firmato dimissioni. Detto questo, un sindaco si giudica su come si tengono strade, rifiuti, autobus… Sono contento che sia stato assolto, così come sono stati assolti Cota, Errani, Graziano Cioni, De Luca e molti altri, io non mai un giustizialista, ma il suo problema non erano gli scontrini ma le buche e il traffico, la sua città in difficoltà”. E comunque, con la Raggi “a me non sembra di vedere che le cose vadano particolarmente meglio”.

E anche su Mps: “Io non ho messo bocca e non metto bocca sulle nomine di Mps, non ho scelto l’amministratore delegato. Il governo ha commissariato le banche, non ha scelto i nomi. I manager li abbiamo mandati a casa noi, i correntisti li abbiamo salvati noi”, ha aggiunto Renzi.

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