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Cortina, l’Enac valuta la riapertura dell’aeroporto

aeroporto-cortina-foto-archivio

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Anche London City e Beauvais erano nati come scali vip e adesso hanno milioni di passeggeri

di Albertine Zanetti

Era nato trent’anni fa come aeroporto per voli vip London City, lo scalo incastonato tra i dock del porto e il Tamigi. Per accogliere i jet privati dei magnati dell’industria diretti nella “città finanziaria” di Londra. Ora è il quarto aeroporto della capitale con 4 .319.301 passeggeri transitati nel 2015 e nessuno si sogna di definirlo piccolo né secondario. Lo scalo parigino di Beauvais, nato come aeroporto di guerra durante il secondo conflitto mondiale, adesso accoglie più di quattro milioni di turisti l’anno.
La pista di Cortina, che una cordata di imprenditori veneti vuole riaprire (investendo una robusta fetta di milioni), ha una storia a metà strada tra Parigi e Londra e un futuro tutto da disegnare. L’Enac, l’ente nazionale dell’aviazione civile, e il Ministero dei Trasporti lo hanno lasciato fuori dal piano nazionale degli aeroporti approvato ad agosto dello scorso anno. Perché il piano, di fatto, riguardava la riorganizzazione degli scali esistenti. Ma nessuno a Roma ha chiuso la porta alla riattivazione del Sant’Anna di Cortina d’Ampezzo. “Valuteremo se verrà presentato un progetto adeguato e sostenibile”, fa sapere l’Enac.
Il primo campo di volo ai piedi delle Dolomiti venne attrezzato con la Grande Guerra per rifornire gli aerei impegnati in missione sul territorio austriaco a supporto della IV Armata, come spiega un documento del 1915. Fu attivo fino al 1917. Chiuso come scalo di guerra, nel 1929 il Ministero dell’Aeronautica autorizzò la costruzione di un “campo di fortuna” in località Fiames con l’obiettivo di sostenere il nascente turismo montano ma la costruzione venne rinviata per mancanza di soldi. Fu solo nel 1962 che, grazie all’ostinato impegno dell’ex pilota militare Cesare Rosà e dalla società Aeralpi, venne completata la pista di Fiames. Mille metri di asfalto, che ora dovrebbero diventare 1.600, per accogliere non solo aerotaxi e jet privati ma anche voli di linea effettuati con aerei da 12 a 39 posti. Da cinque a sette collegamenti al giorno, promette Cortinairport, la società che punta alla riapertura. Proprio come fece all’inizio London City, quando non si intravedeva ancora la crescita che avrebbe conosciuto e che lo ha portato ad ospitare dodici compagnie aeree, compresa Alitalia, che lo uniscono ad oltre trenta destinazioni. Un boom inatteso come per il parigino Beauvais che, da base della Luftwaffe per bombardare l’Inghilterra, venne riconvertito a scalo della Nato nel dopoguerra, per poi aprire al traffico civile nel 1956. Stentò all’inizio per raccogliere passeggeri come Cortina negli Anni Sessanta. Ma non venne chiuso e dal 1997, con l’arrivo dei low cost, è esploso: sette compagnie aeree vi operano e conta voli per più di cinquanta città. La pista di Fiames, invece, venne fermata dal 1968 al 1975. Quindi riattivata con i voli per vip di Alialpi per Bolzano, Venezia e Milano. Costavano da diecimila a venticinquemila lire i biglietti, un prezzo elevato ma alla portata di molti frequentatori di Cortina. Un anno dopo venne richiuso, non per motivi economici ma a causa dello schianto al decollo di un Cessna 206 che uccise sei persone. Errore del pilota, pare. Ma anche London City ha avuto incidenti e nessuno ha proposto di fermare l’attività. Il 13 febbraio 2009 il volo della British Airways proveniente da Amsterdam ha spaccato il carrello all’atterraggio: due i feriti. Il 15 maggio 2014 l’aereo della CityJet diretto a Firenze ha perso un pezzo di ala dopo il decollo ed è atterrato. “Le nuove tecnologie aiuteranno, il mondo aeronautico non è più quello di quarant’anni fa”, giurano i promotori di Cortinairport che a giugno scorso hanno presentato il progetto all’Assemblea delle Regole d’Ampezzo e, a settembre, al Comune per riaprire lo scalo in vista dei Mondiali di sci alpino del 2021.
Il progetto prevede l’arrivo di velivoli da un minimo di 12 posti ad un massimo di 39. Piccoli jet che per raggiungere Milano impiegano 45 minuti, a Roma arrivano in 75 e in un’ora sono a Montecarlo. L’obiettivo principale è infatti quello di accorciare i tempi che oggi si impiegano a raggiungere Cortina in auto o in treno e i intercettare il traffico vip in arrivo da Russia, India e Cina. Turisti con possibilità di spendere ma che non usano il treno né tantomeno auto e pullman per andare in vacanza. Nel progetto sono inseriti un’area per gli elicotteri privati, un’altra per l’elisoccorso, un’area per i voli privati, due piazzole di sosta, un hangar per la manutenzione e spazi dove far intervenire i mezzi per togliere neve e ghiaccio. Le condizioni meteorologiche rappresentano uno dei limiti di Cortina. “Ma anche in Svizzera e in Austria è come da noi in inverno e gli aeroporti funzionano, basta attrezzarsi”, fanno notare i promotori dell’iniziativa. La pista di atterraggio sarà allungata e passerà dagli attuali 1.285 metri a 1.600 metri. Verrà costruito un terminal con negozi, servizi e persino una cappella. E naturalmente una torre di controllo hi-tech. La Regione Veneto sostiene il progetto. La maggioranza dei fondi per la realizzazione sarà comunque dei privati. “Se l’iter va avanti senza intoppi – afferma il comitato Cortinairport – la pista potrà essere aperta per il 2018. Il resto concerne le strutture accessorie e quelle contiamo di terminarle per il 2020. Di sicuro per i Mondiali 2021 Cortina potrà avere lo scalo di Fiames funzionante”.

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