| categoria: editoriale

Quella imbarazzante cena alla Casa Bianca

Incolpevoli gli ospiti, le “eccellenze” che il premier si sarà portato dall’Italia per la cena di gala alla Casa Bianca, incolpevole anche Barack Obama, mal informato, ingenuo, o comunque disinteressato alle vicende politiche italiane di bassa lega. Ma Matteo Renzi di pelo sullo stomaco ne deve avere parecchio. Si è inventato l’operazione cena alla Casa Bianca strizzando l’occhio alla amministrazione di Washington e alla stampa Usa, che evidentemente vede l’Italia con l’occhio tollerante e romantico di chi ci vede come fratelli minori da proteggere (e quando serve da usare senza tanti scrupoli). Il mitico Washington Post ha addirittura dipinto Renzi come il Trudeau italiano, regalandogli una patente di credibilità che probabilmente non merita fino in fondo. Come il leader canadese il premier italiano è giovane, guascone/spaccone, simpaticone, belloccio. Ma Trudeau Jr è a capo di una delle nazioni più ricche ed equilibrate dell’Occidente, l’Italia è in fondo alla classifica dei G8. Quando Matteo Renzi va a raccontare negli States che vuole fare le riforme, che ci vuole addirittura un referendum per affermarle e che ci sono degli italiani che remano conto trova gli applausi e le pacche sulle spalle di incoraggiamento. Agli americani sono risparmiati i dettagli. Se stravolgessero agli Stati Uniti l’equilibrio del sistema politico, se mandassero a casa i senatori, se rivoluzionassero il Congresso e cambiassero i poteri della Casa Bianca ci sarebbe la rivoluzione. Ma di questo è bene che non si parli nella famosa cena alla Casa Bianca. Renzi le prova tutte per essere sicuro di vincere il referendum, anche questi piccoli imbrogli vanno bene, l’importante è che un numero sufficiente di aventi diritto al voto (anche gli italiani in America non si buttano via) siano dalla sua parte. L’operazione cena alla Casa Bianca ha un costo, lo pagano i contribuenti. Il premier gioca per sé con la scusa di giocare per tutti gli italiani.

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