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Il low cost? E’ un’illusione che (forse) ci rende più poveri

ba73b109b12dc5693f94fc85d4dd40a0All’inizio abbiamo pensato che si trattava di un affare, e fino ad un certo punto e per determinate cose lo è stato, rompendo i cardini del sistema commerciale al dettaglio, poi si è cominciato a capire che il guadagno da qualche parte nonostante i prezzi bassi doveva pure esserci. Oggi forse, da consumatori più consapevoli di qualche anno fa, possiamo accettare una provocazione come quella del professor PierLuigi del Viscovo che nel pamplet dal titolo “Perché il low cost ci rende più poveri – Meno qualità e meno ambizione: abbassare i prezzi è un suicidio socialista”?, ne racconta il lato meno seducente.

Dai voli aerei alla spesa, dagli acquisti sul web all’arredamento, questa è l’era del low cost: un mondo in cui tutto è alla portata di (quasi) tutti. Ma dietro l’apparenza dell’egalitarismo, la verità, sostiene il docente di sistemi di distribuzione e vendita, è un’altra: il low cost ci rende più poveri, ”perché ogni volta che ci sembra di fare un affare, in realtà stiamo comprando qualcosa di qualità e valore aggiunto inferiore, in una spirale che trascina al ribasso tutta l’economia”, afferma il direttore dell’Istituto Sperimentale di Marketing e del Centro Studi Fleet&Mobility, in passato insegnante alla Università Luiss di Roma e Alma Mater di Bologna, dal 2013 consulente per la Commissione Europea sul commercio al dettaglio.
Quale che sia stata l’origine tecnica, commerciale di inseguire prezzi sempre più bassi, il fenomeno è piaciuto molto ed ha raccolto un numero crescente di seguaci, secondo il professore, grazie alla cultura di matrice cattolica e di orientamento socialista che si è diffusa e affermata nel Novecento.
Il prezzo low cost
Nel mercato il prezzo non è solo un punto d’incontro tra domande e offerta, ma è anche un formidabile elemento di comunicazione che orienta i comportamenti dei consumatori. Il prodotto low cost non è solo un prodotto che costa meno degli altri. Con questa definizione – esamina il docente – si identifica un acquisto che agli occhi del consumatore vale più di quanto costa, più del prezzo che paga per averlo. Un affare, insomma, in cui la convenienza è sbilanciata a suo favore. Ovviamente, non è pensabile che produttori e distributori non trovino la loro convenienza anche nella vendita di prodotti e servizi low cost.

Il low cost distribuisce povertà
Con l’illusione di rendere accessibile tutto a tutti, si produce e distribuisce povertà.
Se il consumatore, ad esempio – ragiona del Viscovo – vuole acquistare una camicia da 60 euro, pagandone 30, deve accettare che quella camicia contenga una manodopera economica, disponibile solo in Paesi in cui il livello generale dei prezzi è più basso del nostro in termini di stipendio, sicurezza sul lavoro, tutele sindacali ecc.
Gli effetti del low cost sull’economia e sull’occupazione nel medio periodo e su larga scala frenano lo sviluppo e diseducano le persone a percepire la qualità; abbassando il prezzo di beni e servizi per renderli più accessibili, si finisce per determinare poca qualità, minore reddito per le persone e, più in generale, nessuna motivazione/ambizione di accedere a beni e servizi migliori, determinando un appiattimento dei consumi.

L’alto prezzo del low cost. A quando il costo giusto?

La scelta del low cost non si può biasimare individualmente specie perchè rende accessibile merci e servizi a chi non ha risorse economiche adeguate ma importante è sapere cosa c’è dietro, e questo difficilmente è un affare. Piuttosto non sarebbe ora di passare dal low cost al costo giusto in cui il guadagno del produttore non deriva da sfruttamenti (come quelli che derivano dalla delocalizzazione) e non sia di rapina ma piuttosto equo? Resta la consapevolezza del consumatore e il potere delle sue scelte. Ad esempio fare una crociera a un prezzo abbordabile e scoprire che a bordo il personale è tutto del Centro-America o asiatico non può non far venire in mente che il corrispettivo di quel low cost è paghe sotto i limiti, condizioni di lavoro non giuste e disoccupazione dei lavoratori con stipendi adeguati? Posto che non sia una crociera con svendita degli ultimi posti disponibili, chiaramente. Il ragionamento è complesso perchè allo stesso tempo pagare una crociera ad un prezzo non low cost non garantisce certo che il personale sia pagato il giusto. Rimettere al centro un rapporto di fiducia tra produttore e destinatario di oggetti e servizi è forse la cosa più urgente da fare. Oltre ad aprire una riflessione sulla globalizzazione, che ha avuto esiti indubbiamente positivi in termini di riduzione della povertà mondiale (quella vera, da 1,2 dollari al giorno pro-capite), ma altrettanto negativi nel mercato del lavoro e forse merita un tagliando, a distanza di vent’anni.

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