| categoria: editoriale

Ue, Renzi abbassa i toni in cambio di “sconti”sulla manovra

Matteo Renzi le prova tutte per superare le forche caudine del referendum costituzionale, una prova di Dio dal sapore medievale che lui stesso si è praticamente auto-imposto. Si è attaccato all’amico americano, si è attaccato a tutto. Ha sparato una finanziaria “referendaria” dove tuti, ma proprio tutti, sono accontentati, sperando che votino “si”. Ha dovuto sfidare le ire della Commissione Ue, per questo, ma il gioco vale la candela. E si scopre che il premier non sa risolvere i problemi reali del paese, ma sa districarsi nello stretto della politica con machiavellica, diabolica abilità. Da imbonitore, da pifferaio magico convince tutti della bontà delle sue tesi, poi si arrangia per conto suo. La sensazione che in cambio alla tolleranza, al via libera della Ue alla legge di bilancio 2017 (al massimo con qualche aggiustamento) Renzi si prepari ad abbassare i toni sulla questione della ripartizione dei migranti è forte. Tutto il resto è noia, cortina fumogena per convincere gli sciocchi. Sono i piccoli particolari che convincono, le parole chiave ( “passi avanti”, “cambio di linguaggio” fanno capire che né la Commissione né i principali partners europei si metteranno di traverso sulla manovra economica. In fin dei conti a Hollande e Merkel interessa poco il rigore da questo punto di vista. Hanno i loro problemi interni da gestire e le elezioni tra un anno, non possono permettersi che Renzi pianti grane al momento di discutere d ripartizione dei migranti. In Germania le tensioni su questo problema crescono, in Francia il bubbone della “jungla” di Calais è pronto a esplodere. Il compromesso è sempre la soluzione migliore per tutti. Palazzo Chigi non può permettersi di rimettere in discussione tutto quello che ha promesso a favore dei pensionati, delle Partite Iva e delle imprese (ovvero un grosso bacino elettorale). Ai migranti che stanno avvelenando la quotidianità italiana ci penserà dopo.

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