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Calais, lo sgombero della Jungla, via in seimila

Ora si comincia per davvero: dopo mesi di promesse, rinvii, veleni e polemiche a ripetizione, sono scattate all’alba le operazioni di sgombero della tendopoli dei migranti a Calais, la cosiddetta ‘Giunglà, una delle vergogne d’Europa nonché sfida cruciale per il governo socialista di Francois Hollande a pochi mesi dalla corsa all’Eliseo del 2017. A fine giornata, ha riferito il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve, i migranti trasferiti nei centri di accoglienza e orientamento (Cao) ai quattro angoli della République – la cosiddetta ‘Patria dei diritti umanì, che per anni è rimasta indifferente al problema – erano 2.318 sugli oltre 6.000 presenti nel campo. «Oggi dimostriamo che la Francia è un Paese che sa trattare situazioni particolarmente difficili», ha esultato Hollande, che con questa operazione spera di recuperare qualche punto della sua malconcia popolarità. Anche se per lui la strada è tutta in salita. In un tweet a fine giornata il presidente si fa ritrarre nelle vesti di capo supremo delle operazioni intorno a un grande tavolo tondo, circondato da ministri e altre cariche dello Stato per fare il punto sull’evacuazione. «I migranti – aggiunge il presidente nei cinguettii lanciati dal servizio stampa dell’Eliseo – verranno accolti nei Cao per un periodo limitato prima di essere orientati verso altre soluzioni». Lo sgombero si sta svolgendo in modo «calmo» ed è «sotto controllo», aveva detto nel pomeriggio il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve. Sulle reti all news opinionisti e politici fanno però notare che oggi era in qualche modo la giornata più facile, visto che a partire sono stati soprattutto quei migranti volontari ben disposti a lasciare il campo Giungla. Più difficile sarà convincere nei prossimi giorni quei recalcitranti puri e duri che non vogliono rinunciare al passaggio in Gran Bretagna. Ieri notte la tendopoli è stata teatro di fuochi e sassaiole ma poi la situazione è tornata alla calma. Alle 6.15, in questo freddo ed uggioso autunno francese, sono arrivati i primi pullman. Nell’insediamento dove fra 6.400 e 8.300 migranti vivono da oltre 18 mesi in condizioni disperate, senza alcuna assistenza, se non quella dei volontari e delle ong, in oltre duemila hanno atteso pazientemente in fila per sbrigare le procedure di imbarco verso quello che viene presentato come un «alloggio degno». Ad accoglierli nel grande hangar – il cosiddetto ‘sas’ – noleggiato per l’occasione dalle autorità, che si trova a circa 300 metri dalla bidonville, centinaia di assistenti e volontari. Mentre 1.250 poliziotti presidiavano la sicurezza durante l’evacuazione, che secondo le previsioni dovrebbe durare una settimana. In centinaia hanno atteso al freddo davanti alla struttura in cui venivano smistati in quattro categorie corrispondenti ad altrettanti braccialetti di colore diverso: maggiorenni, minori non accompagnati, famiglie e persone vulnerabili (malati, donne incinta). Ad ognuno di essi è stata data la possibilità di scegliere tra due regioni di destinazione, tranne che i minori non accompagnati che rimarranno ancora a Calais. L’obiettivo è che possano raggiungere le rispettive famiglie in Gran Bretagna. Ma questo rientra nella dura trattativa in corso tra Parigi e Londra. In serata Cazeneuve ha assicurato che «il Regno Unito accoglierà tutti i minori le cui famiglie sono sul territorio britannico». Oggi di pullman ne sono partiti 60, domani altri 45 e mercoledì 40, tutti equipaggiati di moderni sistemi di geolocalizzazione e strettamente sorvegliati dalla Gendarmerie Nationale. Mentre nei nuovi centri di accoglienza sono giunti i primi migranti. Qui, dopo essersi sistemati, potranno depositare le loro richieste di asilo. Quanto a coloro che sono ancora nella Giungla, domani si ricomincia dalle 8 alle 20. Ma chi si oppone al trasferimento «rischia il fermo», ha avvertito la prefettura. Intanto i residenti di alcuni dei 283 comuni di accoglienza – tra cui Allex, Saint-Denis-de Cabanne, San Brevin – hanno protestato contro l’arrivo dei convogli. A Loubeyrat, nel dipartimento del Puy-de-Dome, il centro di accoglienza è stato addirittura dato alle fiamme. «Incendio doloso», ha riferito la questura, precisando che i pompieri sono riusciti ad evitare danni maggiori. Fuoco anche a Lesbo, in Grecia, dove decine di migranti hanno attaccato e incendiato una struttura Ue che gestisce le domande di asilo. La rabbia è esplosa durante una protesta per i ritardi con cui vengono gestite le pratiche amministrativ

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