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Orban-Renzi, rissa sui migranti tra Italia e Ungheria

l43-renzi-orban-161028124233_medium“La politica interna italiana è un terreno difficile. L’Italia ha difficoltà di bilancio con un deficit che aumenta, mentre stanno arrivando in massa i migranti, con spese ingenti. Renzi ha tutte le ragioni di essere nervoso”. Il premier ungherese Viktor Orbán è tornato a polemizzare con l’Italia sul tema migranti nell’intervista settimanale alla radio Mr, riportata dall’agenzia Mti. “La compassione – ha aggiunto Orbán – non cambia il fatto che l’Italia ha il dovere di adempire agli obblighi” di Schengen, “ma non lo fa”, “è anche vero che l’Ue non dà una mano in modo sufficiente all’Italia”, ha detto il premier ungherese che minaccia di citare in giudizio la commissione europea e di continuare ad opporsi alle quote migranti se Bruxelles non toglie la questione dall’ordine del giorno. Dura la risposta di Renzi: “Evidentemente abbiamo colto nel segno, leggo un elemento di preoccupazione nei nostri amici dell’Est ma deve essere chiaro che l’Italia non è più salvadanaio da cui andare a prendere soldi”.

Il premier ungherese, nella sua intervista radiofonica, ha definito intollerabile considerare l’Ungheria “Paese non-solidale” sulla questione dei migranti perché l’Ungheria spende “molto per la difesa dei confini” esterni dell’Ue. “L’Ungheria – ha detto Orbán – è solidale con gli altri perché, spendendo molto per la difesa dei confini, sta difendendo la sicurezza anche dei Paesi oltre i suoi confini”. Nell’intervista alla radio MR, sintetizza l’agenzia, “Orban ha sottolineato che l’Ungheria, finora, ha speso 150 miliardi” di fiorini (quasi 500 milioni di euro) “per la difesa dei confini con la costruzione della barriera e i pattugliamenti permanenti”.

Ieri il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, aveva accusato l’Italia di non rispettare le regole sui migranti innescando una serie di reazioni tra cui quella del capo della Farnesina, Paolo Gentiloni, che ha invitato Budapest a non dare ‘lezionì a Roma. L’attacco è arrivato dopo che Renzi aveva annunciato che l’Italia è pronta a mettere il veto sul bilancio europeo se Paesi come l’Ungheria e la Slovacchia non accoglieranno i migranti come previsto dagli accordi Ue.

E la risposta di Renzi è arrivata attraverso i micorfoni di Radio Radicale: “Il presidente Orbán, che ho imparato a conoscere in questi 2 anni e 8 mesi ha una visione dell’Italia non puntuale. Non è vero che il deficit aumenta, anzi sta diminuendo rispetto al passato. Non è vero che l’Italia è in una situazione di difficoltà o nervosismo. Io ho detto una cosa chiara che capisco possa non piacere a Orbán: o l’Europa prende atto dei documenti che l’Europa stessa ha firmato e che sono impegnativi anche per l’Ungheria e inizia a farsi carico dei migranti, oppure noi non chiediamo niente all’Europa. Ma siccome nelle prossime settimane inizia la discussione sul bilancio, c’è una piccola novità: il presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana comunica ufficialmente che metterà il veto su qualsiasi bilancio che non contempli pari oneri e onori. E’ troppo facile fare gli splendidi solo quando c’è da incassare”. Il premier ha poi aggiunto: “L’Italia non è più il salvadanaio al quale si viene a chiedere soldi senza prevedere uguali diritti e doveri. Il tempo in cui l’Italia faceva il salvadanaio e basta è finito”.

Secondo il piano europeo l’Ungheria dovrebbe ospitare un totale di 1.294 migranti ricollocati da Italia e Grecia. Questo piano è una delle risposte della Commissione europea alla crisi migratoria globale, di fronte alla quale la Germania ha già accettato più di un milione di persone nel 2015. La maggior parte è arrivata attraverso la cosiddetta rotta balcanica: dalla Grecia i migranti si dirigono a nord verso l’Ungheria, poi attraversano l’Austria per giungere in Germania. Grazie a un controverso accordo con la Turchia, i migranti su questa rotta sono diminuiti significativamente, ma i timori che l’accordo possa sfumare restano.

Lo scorso 2 ottobre in Ungheria si è tenuto un referendum sui migranti che però non ha raggiunto il quorum del 50 per cento, nonostante una martellante campagna del governo con slogan tipo: “Bruxelles sta pianificando un’ulteriore distribuzione di decine di migliaia di profughi invece di fermare l’immigrazione”. Ma la quasi totalità del 43,23 per cento di quanti hanno votato ha detto no alle quote di
ripartizione di migranti decise dalla Ue. Un risultato che, nonostante il mancato raggiungimento del quorum ha fatto dire al premier ungherese: “I risultati devono essere presi in considerazione. L’Unione europea non potrà imporre la sua volontà all’Ungheria”.

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